All'improvviso
la luce si abbassa, si rimane in silenzio e quella
fantastica donna entra nella stanza, si sdraia
sull’altare del letto, nuda e senza guardarsi
attorno. Posa gli occhi direttamente su di me
ed io le recito avidamente un caldo benvenuto;
è quello che Luca mi ha chiesto ed è
quanto si aspetta.
Non appena vedo Claudia, però, dimentico
tutto, non ho occhi che per lei: matura, il volto
paffuto, la vedo annuire solennemente mentre trema
e cerca di non farsi vedere; con lo sguardo le
scorro i pugni stretti e i passi incerti.
Luca non le rivolge la parola e nemmeno la sfiora,
anzi la sensazione è che la disprezzi.
Sembra disgustato dalle sue misure non “a
norma”, dal ventre gonfio e dal viso tondo.
Lo osservo attentamente e noto un pregiudizievole
inarcarsi delle sopracciglia.
Come previsto, invece, Claudia nel frattempo si
prepara, intreccia le braccia sul petto e le richiude
a croce. Rabbrividisco al pensiero di quanto poteva
accorgersi, di quello sguardo deluso, e un’altrettanta
feroce repulsione mi si scatena contro Luca.
Contro la superficialità dei vezzi.
Claudia, ignara, intanto guarda in alto, scruta
la volta a cassettoni del soffitto, il legno scuro,
la stanza sconosciuta. L’emozione dell’incontro
la assorbe sul serio e non ha notato l’assenza
di approvazione dell’uomo a cui si sta offrendo.
Si raccoglie in posa sotto la luce delle candele
e si posiziona come d’accordo: porta la
testa di lato, allontana lo sguardo da Luca e
abbassa gli occhi; allarga subito le gambe sfoggiando
la preghiera del taglio: la scioltezza del ventre
ad un desiderio che nemmeno lei si spiega.
Il suo slancio è una appassionata orazione,
un plauso alla festa che vuole sia fatta del suo
corpo. Il vino sacro del battesimo già
si intravede, sudore e succo, aspro e intenso,
una piccola scia che brilla tra le pieghe delle
cosce e le labbra grandi.
Per la prima volta, qualunque cosa Luca possa
pensare, desidero che mi lasci sola. Vorrei che
se ne andasse!
Claudia è troppo, troppo per le mani di
un uomo che non sanno volere.
Lei è un grido interno di acclamazione
e richiesta, una canonica distesa su cui non è
ammissibile il vago trastullo di un uccello che
gioca. Ci vuole amore e amore infinito per elevarne
il peso, da un banale sesso a un rito che ne consacri
il dono.
Tuttavia Luca non ha certo intenzione di starsene
in disparte, e sebbene nulla darebbe a vederlo,
già spasima. Prenderà tutto quello
che troverà, è lui stesso ad affermarlo.
“Sei Mia!” le dice.
Non appena si avvicina al letto, infatti, bisbigliando
un “brava” all’orecchio di Claudia,
la pelle di lei si aggriccia, le gambe leggermente
sussultano. Luca si è già infilato
in questa donna, attorcigliandosi ai suoi pensieri,
impendendole di divincolarsi.
Come lei stessa ha chiesto, dopotutto, lui ne
ha affievolito ogni protesta e vincolato il piacere,
al punto che adesso non rimane che succhiarne
la linfa. È evidente!
La sua fica è madida.
Ed io, benché non sia d’accordo con
le sue intenzioni, sono soggiogata da un veleno
che si inerpica su e fedelmente mi spoglia. È
più forte di me, il sangue si raccoglie
in mezzo ai miei lombi ed è il segnale
che qualcosa è cambiato. Luca mi sta usando
come sta usando Claudia, ma con la differenza
che il mio corpo lo desidera; la bellezza fa i
suoi schiavi dopotutto, questo è il punto.
Poco dopo saliamo contemporaneamente sul letto,
ciascuno da un lato, e l’esitazione di Claudia
è così intensa da conquistarmi.
So come si sente, so quanto ripone in questa scelta.
È un momento di profonda incubazione e
la sua stessa voglia può tradirla, ora
non le dice quello che poi le resterà dopo.
Luca va a sedersi proprio sulla sua faccia, si
colloca a pochi centimetri dal suo viso, il suo
culo e il suo cazzo - pendulo come un grosso fardello
tra la bocca e il mento di Claudia - sono la prima
cosa che lei vede di lui da quando è arrivata.
Ecco, la corsa in discesa è cominciata,
me lo dice lo scrutare silenzioso degli occhi
di lei, un fiume che le parte dallo stomaco e
la getta precipitosamente nel vuoto. Ciononostante
si comporta bene, il grosso peso sullo stomaco
si trasforma prontamente in spettacolo, e se non
lo sapessi, direi davvero che per Claudia è
un prodigio, e non invece il frutto della preparazione
di Luca.
È una donna adulta, ha dieci anni più
di me e quale che ne sia il motivo, il suo piacere
è genuino: ha il volto estasiato della
martire e le narici dilatate. Di fatti si mette
a stuzzicarlo, erige la lingua e rompe la confidenza
direttamente sul suo sesso. Luca si compiace.
Claudia ara con gusto, lascia che il suo uccello
le sussurri nella mente.
Fa la gatta per mostrarsi all’altezza e
ciò nondimeno i suoi occhi castani mi guardano
splendenti; io vi leggo desiderio e dubbio.
È il primo incontro e Luca può farle
molto male, mentre Claudia dovrebbe sentire con
noi un’unica entità, volere che non
esista un universo privato oltre a questo. La
guardo e guardo direttamente dentro di lei, nulla
di meno, nulla di più.
Continua a lanciarmi lunghissime occhiate ed è
così dolce, così vera! che fa venire
voglia di proteggerla e tenerla stretta. Per questo
le annuisco, infondendole il coraggio che nel
frattempo mi è cresciuto dentro.
La pressione di Luca sulla sua faccia dopo un
po’ però aumenta e Claudia non ha
più tempo, si allaccia al corpo di lui
non facendo caso a nient’altro. Non esiste
più nulla. Quasi soffoca. Il cazzo le viene
sbattuto letteralmente sul muso, in fondo alla
gola, perché Luca ha pure voglia di scoparla
in sé, ma per se stesso.
Claudia è un topolino ignaro. Lui conosce
le mosse da fare e in fondo finisce per crederci
a sua volta. Almeno per poco!
Lei se ne sta sdraiata lì e mi rendo conto,
potrebbe rompersi da un momento all’altro,
così esposta, così vulnerabile,
più di quanto una qualunque persona dovrebbe
essere.
Ha bisogno di sentirsi unica ed è facile
per me allora dimenticare perché sono lì,
non c’è più alcun collare
nella mia mente. Sarebbe troppo accusatorio adesso,
sarebbe un errore da ogni punto di vista.
Quando mi stendo accanto a lei e tendo una mano
tra le sue cosce praticamente ho già deciso,
non sacrificherò Claudia in nome di un
piacere egoista.
Magari per me sarebbe facile goderne per tutte
le ragioni sbagliate, penetrarla e spingere a
fondo verso il suo centro. Il piacere sarebbe
comunque intenso, e inconsapevolmente è
a questo che Claudia sta puntando. Luca infatti
concede allegramente solo quanto è parte
della sua esigenza. Ma io so che cosa si prova,
quando si sente di aver aperto lo scrigno e di
non avere abbastanza luce per riempirsi da sola.
Si ha freddo!
Traccio quindi il profilo della sua fica, leggera,
senza fatica, e so di conoscere alla perfezione
il corpo di una donna. Navigo in lei, curvando
e piegando per arrivare dove voglio arrivare,
lentamente aderisco per farmi conoscere e non
trascuro niente della sua preghiera.
Claudia ha i capelli attorcigliati, aggrovigliati
sotto le ginocchia di Luca, e la sua lingua continua
guizzare fuori. Lei lo succhia come il più
dolce dei frutti ma io voglio che mi senta vicina,
mi infilo quindi per incrociarla tra la sua bocca
e il membro di lui.
Dopodichè è il suo stesso collo
ad invocarmi, tenero e bisognoso, teso verso l’alto
per lo sforzo.
La sua fica supplica sotto le mie dita ed è
il primo piccolo segnale, un semplice punto di
partenza che Claudia mi concede. Il suo corpo
ci tiene legate, l’elettricità che
scorre dall’una all’altra e il modo
in cui voglio conoscerla si risolvono in pensieri
non espressi, in silenzi che si contendono tra
noi, nel bel mezzo di quel falso possesso. Una
conquista che Luca perderà presto, perché
realmente non la vuole.
Luca non concede garanzie e Claudia è come
se fosse disincarnata, le sue varie parti del
corpo sono frammentate. Lui le scopa la bocca
ma le mie dita, all’apparenza isolate dal
resto, la amano già e la conoscono. Nell’accesso
le danno significato e contesto, una memoria sensoriale
che nel momento in cui verrà ricordata,
sarà felice.
Eppure il tempo che le dedichiamo io e Luca è
lo stesso, anche le mosse lo sono, è il
mio scivolare e mordere e mormorare che non è
a senso unico. Mi spingo dentro di lei non per
spezzarla ma per esserle specchio, superficie
su cui poter aderire, mostrandole tutto: le lacrime
e il dolore, l’amore montante capace di
soffocare qualsiasi marea bisognosa. Quella del
tempo.
Lei si fissa su di me e mentre la tocco, mi stringe
nel modo giusto. Si inarca come qualcosa che non
somiglia a nulla: getta un ponte tra di noi e
non c’è vuoto che ci separi per cui
potrei smettere. Non finge nei suoi gemiti. Nei
suoi segnali esterni di piacere è già
più mia di quanto ammetta.
Luca la domina, crede, ma le sue sono ore sospese
di coinvolgimento tramortito, ne ha solo invaso
la testa con le parole e il sesso. Ogni tanto
capita che io e lui ci guardiamo, e ho la sensazione
che veda in me una donna non umana.
Pensa che esaudisca un suo impulso viscerale:
colpire e castigare Claudia per farlo godere;
ma Luca è troppo lontano dalle parole non
dette, non le capirà nemmeno quando gli
verranno rivolte.
Nel suo gioco erotico non c’è un
potere reale perché appunto è un
gioco; dentro, invece, io ho uno stato d’animo:
accendere Claudia per portarla in un lampo dall’indifferenza
di lui al riso di aver bisogno di me.
Se lei mi spalanca le gambe deve essere per una
forza a cui non può resistere. Una potenza
sua che innalzi lei stessa.
La ricerca dentro di lei deve avanzare dentro
di me di modo che resti un segno indelebile, un
legame, e più nessuna differenza tra noi.
Nessuna separazione.
Ed ecco che mentre le scivolo dentro, la mano
intera, improvvisamente Claudia mi chiede la bocca.
Luca protesta, ma lei, stupenda, è già
incapace di seguire le sue istruzioni. Più
sicura, nei suoi occhi che mi guardano c’è
un oceano di domande e cicatrici, c’è
sofferenza. Prevedo quello che succederà:
Luca la schiaffeggia e Claudia si gira di lato,
annaspa fuori dalla stretta e decide di non portare
avanti la farsa.
Sostanzialmente sente il vuoto già riempirla.
Completamente e assolutamente autonoma si tira
indietro, smette di farsi scopare, e non c’è
nulla a questo punto che si possa dire: è
il nostro cuore impazzito che si schiaccia l’uno
sull’altro a terrorizzare Luca. Il suo recupero
consiste nel negarsi quel frammento di sadismo,
sadismo davvero! Perché è l’unico
impulso che mi do la pena di assecondare affinché
gli arrivi qualcosa: il rifiuto.
La fine allora somiglia al vero principio.
Claudia si scrolla Luca di dosso e riduce lo spazio
tra noi, si stringe a me colmando i vuoti che
restano. Si strofina sul mio corpo come una lama
di coltello, finché non approda in ginocchio,
sotterrando il viso dentro di me.
Tutto ciò che posso fare è non lasciare
che molli la presa.
I miei occhi la indagano e la connessione è
diretta, Luca ormai è lontano anche se
non se ne rende conto, o forse, visto che lo riguarda,
continua a non ammettere che il dolore ha profondità
sconosciute.
Come per volerci spingere contro un muro, ci insulta
e ci lega, pensando di stimolarci; e in parte
stavolta è vero, Luca serve per esaltarci.
Così nel giro di mezz’ora io e Claudia
ci ritroviamo legate, i nostri corpi si sfiorano
appena. Lei si aggrappa alla mia bocca e praticamente
ci sopravvive, Luca intanto continua il suo gioco.
Ogni volta che gode Claudia mi toglie il fiato,
con un orgasmo che non sembra mai essere abbastanza.
Urla e morde mentre io spingo ed esploro con la
lingua, le mostro tutto quello che ho, e finalmente
siamo a senso unico. Uno specchio.
Solo alla fine guardo lui e quello che vedo non
mi piace per niente, è una costrizione
meccanica del sesso.
Luca mi ha persa, penso, ma ancora non gliel’ho
detto.