A
volte certe storie sono molto più normali
da vivere che da raccontare. Scrivo questa cosa
perché Simona per me è preziosa.
Perché se sto camminando con un filo di
consapevolezza e serenità in più
lo devo a lei. Se vivo la normalità dei
miei pensieri più strani è perché
ho avuto un giorno la fortuna di incontrarla.
Simona ha quarantesi anni. È la mia amica
speciale, ed è una ginecologa. Avevo venti
anni. Ed ero molto "sbilenca". Avevo
un ragazzo e una normalissima vita da ragazza
per bene. Un bel ragazzo, davvero molto. Conquista
di liceo, il mio primo ragazzo. Una storia iniziata
che avevo sedici anni. Ed al tempo, io ero quella
carina della classe, della scuola, la preda desiderata
dai ragazzi e forse ci giocavo un po'. Ma non
stavo così bene come sembrava. Ecco un
mio difetto. Sembravo sempre al top, solare, felice
e in realtà no, non stavo davvero bene,
dentro. A causa di una sottile, insinuante insoddisfazione
nella mia storia con lui, nel non sentirmi "letta"
per come ero dentro, senza ben sapere cosa non
andava. Solo sensazioni. Era la mia prima storia.
Beh, succedeva che avevo il serio dubbio di essere
frigida. Perchè con lui proprio non funzionavo.
Facevamo all'amore, senza troppe parole, senza
troppi preamboli, senza complicità. All'inizio,
poteva essere l'inizio, ma poi... lui era molto
bello, gran bel corpo, ottime "misure".
Tutto perfetto o almeno avrebbe dovuto esserlo.
Ma io niente. E se all’inizio la cosa non
mi preoccupava affatto, andando avanti la cosa
si è maledettamente complicata. Aspettavo
che il gioco finisse sperando "mi facesse"
in fretta. E da un certo momento in poi mi dava
anche fastidio, mi faceva quasi male avere rapporti.
Ma da sola... Da sola era successo che una notte
mi ero svegliata tutta sudata, le lenzuola arrotolate
tra le cosce e mi ci stavo sfregando. E d'istinto
avevo continuato. Fino all'urlo. Fino a che avevo
sentito le scariche violente lungo le cosce farmi
perdere piacevolissimevolmente il controllo del
corpo. Spaventata, concitata, appagata, confusa.
Non capivo bene. Dalle amiche rubavo mezze frasi
cercando di "indagare" senza trovare
il coraggio di fare dornande dirette. E giocavo
da sola. Ci giocavo molto. Moltissimo. Non so,
sinceramente, come siano le altre ragazze. Io
mi masturbavo moltissimo. Lo faccio spesso tutt’ora,
anche se in modo differente. Allora non era necessariamente
pensiero di situazioni di vero sesso. Bastava
un quadro che mi eccitasse. Mi è capitato
di farlo nei bagni del Bouburg a Parigi dopo aver
guardato un dipinto di Cezanne. Ma non era sempre
così, avevo anche pensieri terribili, fantasie
violente come intensità, anche immaginando
di essere tra un pubblico... Era come mi sentissi
guardata sempre, da tutti. C'erano giorni in cui
mi sfinivo da sola senza riuscire a calmarmi.
Ero, credo, davvero piuttosto carina e lo sentivo,
dolorosamente, quel desiderio che suscitavo. E
giocavo. Ero davvero sgraziata nel farmi. Un conto
è quando gioco per gli occhi di qualcuno.
Un conto è da sola. Non c'è posa,
non c'è stile. C'è solo il desiderio
e il bisogno. Una volta Roberto, mio marito, mi
ha "spiata", mi ha detto che era uno
spettacolo da tremare guardarmi così. Mi
ha fotografata. Un viso idiota, delle pose scomposte.
Uno strano effetto vedermi così, come fosse
un'altra. Sta di fatto che con il mio ragazzo
nemmeno fingevo orgasmi. E lui non si poneva il
problema fino a che aveva finito. Poi mi guardava,
con l'aria preoccupata ma nella realtà
facendomi sentire in colpa. Mi pesava, ma dopo
un po' me l'ero messa via. A volte pensavo a cose
molto più eccitanti con altri, in diverse
situazioni, e per un po' riuscivo ad accendermi,
ma non fino in fondo. Succede che un giorno, per
un controllo di quelli che sentivo necessari per
una donna, dovetti rivolgermi a qualcuno. E non
è passo scontato ne facile. Avevo fatto
un paio di visite da un ginecologo uomo e non
era stato piacevole. Era stato per una "emancipata"
richiesta di anticoncezionali che mi facesse sentire
tranquilla e poi successivamente per una visita
di controllo. Niente di che, ma una cosa asettica
e piuttosto imbarazzante. Da un'amica ho l'indirizzo
di Simona, me ne parla in termini splendidi. Così
una sera telefono impacciata. Mi dice che ha molto
lavoro, se mi va di andare a casa sua dopo le
sette. La voce, credo, mi mette a mio agio. Ci
vado, un po' nervosa ma stranamente decisa. Ne
avevo molto bisogno, ed era una donna. Arrivo
da lei... Vi spiego. Simona è una donna
bellissima. Parliamo di sei anni fa, aveva quarant'anni
e come la vedo capisco "l'icona", per
i ragazzi della mia età di allora, della
donna quarantenne. Castana, occhi castani vivissimi.
Scura di carnagione, sorriso di denti bianchissimi,
una bocca splendida, gambe lunghe lunghe e un
seno da pubblicità. Capelli tirati su e
raccolti con una matita a fermarli. Un profumo,
delle movenze, un suono di donna che mi inebetisce
e mi fa sentire al tempo stesso inadeguata e a
mio agio. E’ appena tornata dallo studio.
Ancora il camice sopra la gonna scozzese classica
e il maglioncino dolce vita beige; calze velate
color carne e scarpe non altissime ma col tacco.
Sta sfamando le sue due gatte. Casa molto carina,
un villino sui centocinquanta metri quadri, soppalcato,
col giardinetto. Single. Sorride dicendo che si
scusa per il disordine ma che ultimamente ha poco
tempo e dopo la separazione definitiva di un anno
e mezzo prima non si è ancora adattata
e organizzata. Mi studia, è gentile, guarda
e non guarda, mi fa parlare. Io sono falsamente
a mio agio e spigliata, vestita carina con gonnellina
e giacca. Mi sento un attimo squadrata. Dentro.
Mi offre un caffe, si lava le mani e lì,
sul tavolo della cucina mi dice ''Ti va qui?"
Perlomeno inusuale. Ma c'è una coperta
e un lenzuolo bianco e pulito, la sua voce è
tranquillizzante, c'è musica e informalità.
Mi mette a mio agio. Capisce e sdrammatizza. Mi
dice di sfilare gli slip e poi anche le autoreggenti.
"Lo sai che fanno malissimo queste cose che
piacciono ai maschietti? E a occhio la tua circolazione
non e perfetta..."
Mi parla dei reggicalze, che sono magari demode
o poco confidenziali per una ragazza della mia
eta. Un po’ formali, ma che sono molto meglio
delle autoreggenti e fanno impazzire i maschietti
anche di più, che sono oggetto antico ma
utile... Quasi non me ne accorgo e mi sta visitando.
Dice che sono molto ben fatta, che è tutto
a posto, mi sente un po' contratta e mi dice:
"Hey signorina, guardami in faccia... non
è proprio il caso... Se stai lì
a pensare cosa devi o non devi sentire o come
devi sembrare a me mettitela via. Se ti toccassi
lì e non ti stessi bagnando un pochino
sarebbe quello innaturale... Non per vanto, ma
tra noi donne sappiamo come ci si muove e io ho
il tocco magico!"
E’ davvero splendida. Mi spiazza. E davvero
sa come toccare. Così, quando deve "entrare"
per controllo, la cosa è naturale, tranquilla
e, ammetto, molto piacevole. E’ un attimo.
Poi mi risistemo slip, calze e scarpe e lei, appoggiata
al lavello, si accende una sigaretta e tranquilla
come una pasqua mi dice
"Allora Monica, qual’è il problema?"
Touchee.... Sa che qualcosa non va. Per un istante
temo sia una cosa fisica. Ma attacca.
"Sei terribilmente carina e lo sai. Sei perfetta
là sotto, poche ore di volo, ma alla tua
età sarebbe brutto il contrario; sei molto
femmina e hai un bel sorriso e un bellissimo stile
ma c'e qualcosa che non va, vero?"
Vero, verissimo... Mi prende "per mano"
e mi fa parlare. E parlo, parlo, lei ascolta,
e sorride. Mi chiede se da sola gioco, mi vede
un po' impacciata e mi mette a mio agio spiegandomi
e parlando. Di me e del mio ragazzo. Mi dice che
io e lui siamo solo troppo giovani. Che in realtà
parliamo poco e che fare sesso non è ne
sporco ne esiste un modo proibito, che è
necessario sentirsi appagate nel cervello e nel
fisico. Che non c'è nulla di sacrale ma
che è molto più animale la cosa.
Mi chiede se mi piace toccarmi da sola, se godo.
Mi fa parlare del mio immaginario, me lo "cava"
fuori ridendo e parlandomi del suo. Mi fa parlare
di lui. Mi dice, può anche essere, pur
se doloroso da dirsi, che lui non sia quello giusto,
tutto qui. E anzi, quando le descrivo i suoi atteggiamenti,
che probabilmente non lo è affatto. O per
esperienza che non ha ancora, o peggio per sensibilità
che non ha proprio di suo. Mi dice che ha visto
donne rovinate dai sensi di colpa, che non sentivano
e lo buttavano dietro di sé, abituandosi.
"Certi uomini hanno fatto danni irreversibili
su ragazze perfettamente normali..."
Mi chiede se mi eccito pensando a certi uomini
e certe situazioni. Rispondo di si, molto. Sorride
e dice che va tutto bene, solo che devo prendermi
più seriamente, prendere ciò che
voglio e ciò di cui ho bisogno.
"Non sentirti puttana se hai certe voglie.
Noi donne siamo irrazionali, molto fisiche e si,
anche parecchio puttane a volte... Meglio esserlo
per esigenze fisiche ed appagarle imparando a
farlo con stile e nel modo consono, che restate
inappagate e poi riversarlo sul lavoro e sui rapporti.
Hai l'asso di briscola in mano, sei tu che puoi
usare la tua sensualità, fisicità
e fascino... usali!"
In effetti sono giorni davvero difficili per me.
Capisco quelle cose eppure sono come imballata,
in folle. Mi guarda e mi chiede, anzi, mi dice:
"C'è altro vero?"
C'è altro. Da una settimana. Un amico dei
miei. Il papà di una amica. Sono abituata
ad averlo in casa da quando ero piccola. Ha qualcosa
più di cinquant'anni, è molto affascinante,
gran fisico, splendide maniere. Bellissime mani.
Mi prende molto guardare le mani di un uomo. Da
sempre per me è più di un amico
dei miei. Sono figlia unica e in lui, a battute,
mi sono sempre sentita capita, letta. Quasi un
confidente con cui bastavano pezzi di frasi, sguardi.
Una partita a tennis, una coca cola. Conosce bene
il mio ragazzo, capisce che non tutto va bene
anche se, dopo anni, a casa mia quasi quasi si
ipotizza il matrimonio. Con Simona salta il tappo
e parlo a fiume. Succede che una sera a casa mia
passa lui e i miei non ci sono. E davanti ad un
caffè parliamo. Non so perchè, gli
confido che sono incerta sul mio ragazzo, che
le cose non vanno. Si parla d'amore, di gesti
che devono essere naturali, che sentire un sentimento
spegnersi non deve farmi sentire in colpa. Mi
sfiora il seno, di spalle a me. Continua a parlare,
quasi non ascolto se non il suono bello della
voce, il suo profumo di dopobarba. Mi volto appena
per guardarlo negli occhi. Per capire non so cosa.
Poi lascio fare. E adesso tutte due le mani sono
sui miei seni e me li accarezzano, sopra il maglioncino.
E la cosa mi stordisce, mi piace. Lo lascio fare
tremando. E ricordo... Ricordo il giorno in cui,
a casa sua, in camera di sua figlia Sara è
entrato, gentile, dove studiavamo e ha aperto
la finestra dicendo che dava aria perchè
eravamo lì da troppo tempo, che avevamo
bisogno d'aria; e il cuore aveva perduto un colpo.
Sapevo. C'era profumo di femmine giovani, di fica.
Mi sentiva, sentivo che mi sentiva, che mi annusava.
Ricordavo il ritorno dal tennis, le mie cosce
sudate sul sedile della macchina e i suoi sguardi.
Mi annusava anche lì. E io d'istinto mi
facevo annusare. Altri sguardi, altri modi dai
miei coetanei. E parlava, parlava, e le mani su
di me, tra le mie cosce, a masturbarmi sopra gli
slip, lievi e perfette. Le sue dita sulle mie
labbra e il sapore della mia fica che lecco dalle
sue dita. Mi gira, dolcissimo, mi sfila dolcevita
e canottiera assieme. Mi guarda e io alzo le braccia
e mi lascio spogliare, mi arrendo, col cuore in
gola, e lui davanti a me. Le mani sulle spalle,
dolcissimo, ma lascivo di desiderio che mi cola
addosso. Mi accarezza i seni, li bacia, poi le
braccia, l'addome, si accovaccia. Le ginocchia,
sale, l'interno delle cosce, mi cinge il culo
con le mani e la lingua va tra le mie cosce, sugli
slip bagnatissimi. Sul tavolo della sala, delicatamente,
dopo avermi presa in braccio. Mi guarda. Apro
le cosce tremando, impacciata ma perversa nei
movimenti di una voglia fortissima, mi sfila gli
slip, sposta la mini, il viso tra le cosce, la
lingua a fondo, dentro, fino al cervello, mi dà
un piacere esplosivo. La muove. Mai provato una
sensazione così. Mi prende la mano e me
la porta tra le cosce, vuole mi tocchi da sola.
Lo faccio. Sta ad un passo e mi guarda mentre
si spoglia. Ha un corpo bellissimo, i muscoli
tesi, il cazzo grossissimo, pulsante. Me lo passa
sulla fica, mi tormenta, chiudo gli occhi e mi
volto di lato e pian piano me lo spinge dentro.
Piano, piano. A fondo, più a fondo. Mi
afferra il bacino, lo tiene incollato al suo.
Si muove da fermo facendomelo muovere e ruotare
dentro. Mi inarco di vampe di piacere, mi sento
piena di cazzo fino al cervello e godo da morire...
da morire. E spingo verso lui. Cerco il dentro
e fuori. Sempre più forte. E inizia a pompare,
forte, sempre più forte. Inizio a gemere
e gridare, vado in estasi e piango e voglio voglio
voglio... Mi tiro su, voglio la sua lingua in
bocca ed è una sensazione selvaggia. Gli
bacio il petto, lo accarezzo. Mi spinge il viso
giù. Mi sta a filo in bocca, mi piace da
morire averlo in bocca, scoparmi in bocca. Mi
piace da impazzire prendere in bocca gli uomini;
mi piace succhiare cazzi così caldi e duri
e con quel sapore, quel modo di vibrare. Ma allora
non avevo mai provato quella sensazione. Mi prende
e mi spinge giù, stesa sul tavolo. Mi apre
di forza le cosce. Mi entra brutale e mi monta,
si mi monta. E’ il termine esatto. Mi monta
con bordate tremende, mi gira a pancia in giù
e spinge, spinge, spinge... spietato, cattivo...
perfetto. Sente che in quel momento lo può
fare, lo deve fare per darmi piacere. La prima
volta. La prima volta che vengo per un cazzo dentro,
senza toccarmi. Batto i pugni sul tavolo, grugnisco
come un animale, vorrei svenire, inebetita dal
piacere. Ma mi sento penetrata dietro. Nel culo,
e davanti. Mi ha messo un dito a fondo dietro,
e m'inarco. Mai fatto. Terribile, devastante e...
piacevole. Mi lavora un po' così. Poi si
china. Mi lecca il buco del culo e la fica. Mi
lecca fino a farmi esplodere. Vengo ancora e sono
spossata. Stupendo, estasi, paradiso. Sale sul
tavolo, mi è a cavalcioni, se lo mena sopra
il mio viso. Me lo passa prendendomi le mani e
portandole sull'uccello, lascia fare a me. Non
mi muovo bene ma è enorme, durissimo, Dio
se mi eccita. Mi esplode in faccia, sento i getti,
mi cola in bocca, lecco il tavolo di lato, d'istinto,
mi piace il sapore, l'odore del suo piacere. Mi
si accascia sopra, siamo sudati, un abbraccio
senza parole. Quando ci rivestiamo sento sensazioni
contraddittorie, desiderio e pensieri "sporchi".
Sò cosa ho fatto, sò che ho goduto,
ho goduto. Lo sento quasi una colpa. Ma lui è
stato fantastico. E forse anche io, è la
prima volta che lo penso. Non mi ero mai mossa
così. Mi da un bacio sulla guancia, confuso.
"Lasciamo passare qualche giorno poi parliamo
Monica. Ci capissi qualcosa anche io..."
Ma non mi ha lasciata così, è stato
lì... parecchio, fino a che era tutto sufficientemente
ok e potevo restare da sola. Tre giorni dopo succede
ancora. In macchina. Una monta violentissima.
Che cerco con cattiveria. E il giorno dopo. Perchè
non ragiono, ne ho bisogno. Ho voglia di cazzo.
Mi piace sempre di più. Ed è pericolosamente
piacevole anche che sua figlia sia mia amica,
che sua moglie sia quasi una zia. Ho pensieri
terribili e sensazioni cattive che faccio scivolare
via. Gli parlo e gli dico che è andata
bene che sia successo, ma che credo sia il caso
finisca lì. Sorride, mi accarezza i capelli,
capisce. E’ grande. Torno dal mio ragazzo,
voglio essere eccezionale, voglio sappia cosa
si è perso, voglio conquistarlo. Sono un
vulcano. Niente. Non funziona. Devo pensare all'altro
per "finire". Simona sa. Mi sento in
palla totale, in colpa verso il mio ragazzo, verso
la figlia di lui e sua moglie, verso la mia educazione;
mi sento sporca perchè in quei giorni i
pensieri sono stati sconci, perversi: perchè
ho mostrato le cosce a lui di fronte a sua moglie,
mi sono fatta masturbare in casa sua, l'ho fatto
di bocca con loro di la. Ma scoppio di desiderio,
mi sono scoperta in una nuova Monica. Simona mi
ascolta, mi abbraccia.
"Tranquilla, va tutto bene: è arrivato
il temporale, i fiori lo aspettavano e stanno
sbocciando violentemente, dolorosamente... Devi
solo curarli e riprendere il controllo sapendo
che adesso tu sai..."
E mi toglie i sensi di colpa con una storia. Su
come non c'è niente di normale o strano,
di logico o razionalizzabile. A volte ci sono
situazioni strane e apparentemente proibite che
le coincidenze, le circostanze e gli istinti fanno
si che succedano anche contro le logiche, e che
è più naturale vivere che spiegare.
Mi parla di lei. E di Sara, una figlia procace
e inevitabilmente sballata da una vita familiare
non buona tra padre e madre. Una figlia che vive
da sola ma che la cerca spesso, con cui, un po'
per il fatto che in effetti non c'è una
differenza d'età enorme, un pò perchè
sono sempre state molto complici e unite, c'è
un rapporto strano ma forte. Una sera passa da
lei con un ragazzo, è piuttosto tardi.
Lei davanti alla tv con un camicione largo e basta.
Devono andare in Germania a fare un giro da amici,
Sara chiede se può stare lì quella
sera e a Simona non pare vero di stare un po'
con la figlia e conoscere il ragazzo con cui sta.
Patatine e Martini, dice che si era data un contegno,
per fare la giovanile. Che vede Sara poco presa
da lui. Molto dolce ma non innamorata. Ci sta
assieme per divertirsi, per attrazione, ma senza
considerare la cosa seria. Un bel tipino la figlia,
piglio deciso... E che ci sono battute del tipo
"Hey pupo, non guardare troppo le cosce a
mia madre che le sbavi addosso!"
O lei che ride rispondendo
"Mi sento lusingata di fare ancora effetto
alla mia età su un diciannovenne..."
Ride dicendo che l'atmosfera si scaldava e che
la divertiva ed eccitava istintivamente, che assieme
alla figlia si muoveva per farla scaldare. Che
Sara sembrava divertita e si era spogliata un
po' con la scusa della doccia e che il ragazzo
era davvero impacciato con lei che lo provocava
dicendo: "Allora ti piace la mia mamma...
scommetto che te la faresti!... Gran gambe eh?"
E ridendo, in canottiera e slip, seduta sul divano
accanto a lei, la toccava tirandole giù
la camicia un po' risalita, dicendole che glielo
stava facendo imbizzarrire, il ragazzo, con tutta
quella roba in bella mostra... E poi aveva aggiunto:
"No dai... potendo scegliere... chi delle
due ti faresti?"
Lui più imbarazzato e sorpreso che eccitato
risponde sorridendo:
"Dai Sara, smettila",
che stava mettendo la madre in imbarazzo. E Simona
un po' per stare al gioco un po' perche eccitata
dalla strana atmosfera dice che non è lui,
che deve dare una risposta, e strizza l’occhio
alla figlia in un gioco a metterlo in imbarazzo.
Lui, con impacciata galanteria, risponde che sarebbe
eventualmente una scelta davvero difficile. E
quando Simona fa la gatta stando al gioco della
provocazione, dicendosi lusingata perchè
una della sua età riesce a tenere il confronto
di una "manza" come la figlia, aggiungendo
che se lei fosse un uomo sceglierebbe Sara cento
volte. Sara risponde che lei invece sarebbe, al
posto del suo ragazzo diciannovenne, molto più
eccitata dal desiderio di fare all’amore
con una splendida donna quarantenne come la madre.
Allora il ragazzo, per togliersi d'impaccio, tenta
la finezza dicendo che se proprio fosse in una
situazione simile e potesse scegliere non sceglierebbe
affatto. E loro giù a ridere e Sara a dire:
"Questo porco di un pervertito! Madre e figlia
assieme, hai capito!"
E Simona:
"E dici poco! Non penseresti come lui?"
E Sara:
"Credo di si... Ma questo qui, mi sa che
oltre ad avere voglia di farci tutte e due, impazzirebbe
a vederci sputtaneggiare tra noi... Credo dovremmo
poi ricoverarlo al manicomio... Lo facciamo ricoverare?"
Simona guarda la figlia e le chiede se parla sul
serio. E che in ogni caso un diciannovenne non
reggerebbe una cosa così.
"E tu cosa ne sai? Dai vediamo, solo un bacio
tra noi, un bel bacio".
Simona mi dice che a quel punto scatta qualcosa
in lei. Che ha davvero voglia di farsi quel ragazzino.
Perversamente, profondamente. Che guarda negli
occhi la figlia e che la sfida non è uno
scherzo, che nei suoi occhi trova quelli di una
femmina complice.
"Guarda che me lo faccio davvero, non tirare
la corda".
Che non lo cagano proprio, impegnate nella loro
sfida personale.
"il problema è che me lo voglio fare
anch'io, ce lo dobbiamo giocare... o farcelo assieme".
Dice che Sara ha lo sguardo adulto, che si sente
letta da lei, che la sente complice. Che si sente
dire: "Io ho davvero molta voglia, e tu?"
Che d'istinto risponde:
"Guarda che me lo faccio davvero il tuo ragazzino
signorina, mi avete mandata in orbita... Digli
che si dia da fare".
E apre le gambe. E sente Sara dirle:
"Ha bisogno di un incentivo, vediamo chi
è più troia, le sorride e le scivola
con la lingua in bocca..." E poi solo al
ragazzo:
"Fattela, cosa aspetti?"
Da li, mi dice, niente ha controllo. Che giocano
istintivamente forte, molto molto forte tra lei
e Sara, che è molto piacevole e complice.
Che lui lecca la figa a tutte e due, poi si piazza
tra le sue gambe e la scopa con foga mentre la
figlia la spoglia e le si mette dietro e lo aiuta
a farsela e le parla chiedendole se la soddisfa
e sa che le piace. Le chiede se lo sente, le massaggia
le tette e li fa baciare tra loro. Simona dice
che lui la scopa da Dio. E la fa gridare. Ma che
anche Sara è su di giri e ha moltissima
voglia e ha bisogno di farsi "inforcare".
E allora è Simona a dirigere. Mi sono divisa
quel ragazzino con mia figlia. A dirtela così
non ha logica ne spiegazione. Mi sono fatta scopare
da quel ragazzino che non ho più visto
e che Sara ha lasciato poi senza traumi. Mi è
piaciuto da morire, mi ha dato un brivido perverso
e proibito e sensazioni puramente fisiche, forti.
Un ragazzo si muove molto diversamente da un uomo
e l'ho sentito moltissimo dentro, mi sono impegnata
a sconvolgerlo. Essere con mia figlia, non so,
difficile spiegare, era il modo. Ma ammetto, ci
siamo fatte tra noi e con molta voglia e piacere,
da lesbiche quasi. Sicuramente da troie che sapevano
di esserlo in quel momento. Difficile spiegare.
Ci stava, ed e successo. Lei parla, io ascolto.
Non è esagerata, non è sporca, riesco
a capire. Quando mi dice di un ventiquattrenne
con cui ha giocato qualche mese, la sento. E’
la mia storia, solo al contrario. Lo ha vissuto.
Con passione, dolcezza. Senza voler essere logica
o perfetta. Ma senza fare del male, alla pari.
Ecco, questo ho imparato da lei. Nessuno di noi
è giusto o perverso. Dipende da come vivi
e dalla tua consapevolezza nel vivere un gioco
o una scelta. Devi sentirla. E sono sincera: io
al posto di Sara, con una come Simona, ci sarei
stata egualmente; lo avrei trovato complice, eccitante,
non perverso, tra donne, almeno per me.