Paolo
fa il giro delle stanze. Le ama, come un poeta
ama le sue poesie, come un pittore ama i suoi
quadri. Paolo che non cerca una donna. Paolo che
ha tentato il suicidio. Paolo che ha studiato
architettura.
Le stanze del club. Le ama maggiormente, quando
sono vuote. Sono più sue. La gente che
viene nel club non gli interessa. Non gli interessano
i loro desideri e i loro piaceri, anche se tutto
quello che ha creato è fatto per i loro
desideri e i loro piaceri.
A lui non interessa la gente, gli interessano
gli oggetti, le scenografie, le stoffe, le luci.
Ecco la stanza della tortura. Con gli anelli nel
muro, e gli anelli sospesi al soffitto, e le catene
e le corde. La croce di S. Andrea, proprio in
centro. E’ la prima cosa che vedi. E i cavalletti.
Si avvicina al ripiano di legno scuro, mette in
ordine gli attrezzi, le manette, le fruste. Il
cane, il paddle, il gatto a nove code. Da un lato,
una lastra di metallo scuro, che fa da specchio.
Delle assi grezze sono il letto, niente materasso,
ma la spalliera coi pomi in ferro, da cui pendono
le catene. Qui tra poco un Padrone crudele e avido
di gemiti di dolore legherà la sua schiava.
A Paolo non importa. Lui carezza la seta nera
sulle assi di legno. Seta e raso, questo gli mette
i brividi, lo fa fremere. Gli abiti negli armadi,
da usare per le "scene". Le carezze
delle stoffe. La carezza lasciva del raso, la
carezza inquietante del velluto, la carezza perversa
del latex, la carezza falsamente ingenua del nylon.
La forma affusolata dei tacchi a spillo, la loro
aggressività sottile.
Piu in la c'e la stanza dell’ “harem",
arredata all'orientale, stoffe di damasco ed oro,
velo impalpabile... Qui Paolo ha creato l'ambientazione
per scene di eccitazione sessuale raffinata e
perversa. I frustini e i vibratori, le pinze per
i capezzoli, i membri artificiali, il dilatatore
anale.
E poi c'e la prigione medievale. E poi, il bordello.
E poi la stanza rossa, tutta ricoperta in pesante
velluto, rosso dappertutto, la moquette, il letto,
le pareti. La stanza rossa, dove... Paolo sceglie
anche le musiche. Le ascolta quando è solo.
Ritmi etnici, musica medievale. Quando arrivano
i soci del club, scaglionati disciplinatamente
in turni stabiliti, Paolo sparisce. Potrebbe guardare
dai finti specchi che ci sono in ogni stanza,
ma non lo fa mai. Non gli interessano i corpi
nudi, i membri eretti degli uomini eccitati, i
seni protesi, offerti delle donne, le loro fiche
ben depilate o fittamente ricoperte di peli. Per
lui sono tutte uguali. Intercambiabili. Superflue.
Solo gli oggetti. Solo quelli accarezza, solo
quelli ama. E quando si masturba, pensa al corpo
gelido e innocente del manichino nella stanza
Liberty, ai lunghi guanti di raso nero sulle sue
braccia. Ai suoi capelli biondi. Ai suoi seni
rotondi e indifferenti. Al suo corpo chiuso, vergine,
inviolabile.
Il manichino si chiama Chantal. Paolo ne e un
po' innamorato. Le compra vestiti, la spoglia,
la riveste, la accarezza. Il suo ultimo regalo
per lei è ancora nel sacchetto del negozio
di lingerie particolare. Un corpino nero con le
stringhe, da lasciarle un po' slacciate sul seno.
Paolo che non cerca una donna. Paolo che ha tentato
il suicidio. Paolo che ha studiato architettura.
Paolo che non si droga più. Paolo che scrive
poesie d'amore.
Laura arriva col suo passo elastico, elegante,
veloce. Indossa un tailleur di lino bianco-panna
corto al ginocchio, che fa risaltare l’abbronzatura
leggera, appena un poco dorata. Ha parcheggiato
l'auto nel posteggio riservato. Incrocia un uomo
in completo grigio, che tiene al guinzaglio un
bellissimo cane lupo. Il cane si ferma e l'uomo
dà uno strattone al guinzaglio, per trascinarlo
via. Laura sente la forza di quello strattone
come se si esercitasse sul suo collo. Si passa
la mano sinistra sulla nuca. Affascinata, guarda
il collare nero, il guinzaglio del cane che si
allontana.
Massimo. Massimo le ha ordinato di comprarne uno,
di comprare un collare, per lei, in un negozio
di animali. "Deve essere nero, semplice,
senza borchie. E se ti chiedono la taglia del
cane, dirai che è per te".
E’ assurdo, naturalmente. Laura lo sa. A
volte si sente una pazza per il solo fatto di
starlo a sentire, e per il solo fatto di sentirsi
eccitata mentre legge le sue frasi. A volte, la
cosa le sembra solo divertente. A volte, ha un
po' paura, non sa perche. Si vede con un collare
nero, completamente nuda, camminare a quattro
zampe davanti a un uomo che la incita sorridendo.
L'uomo ha i contorni del viso imprecisati, è
un uomo e insieme tanti uomini, è Massimo
e... come nei sogni, ha in mano un frustino. Laura
sente una contrazione tra le cosce, una vampata
di calore si espande nel suo corpo.
E’ sempre così, quando immagina di
essere una schiava, una cagna. Come nei suoi sogni
segreti. Come nelle fantasie che, al sicuro dietro
un nick, scambia sulla tastiera del pc, nei buio
di notti che non hanno confine.
L'uomo che le ha detto che le metterà il
collare e il guinzaglio, e la costringerà
a camminare nuda per lui, a leccargli gli stivali,
a farsi toccare, a farlo godere con la bocca,
in ginocchio, senza toccarlo, è anche lui
nascosto da un nick. Si chiama Massimo.
Ogni notte, Laura dice a se stessa che non entrerà
in rete. E ogni notte, quando invece si collega
e si trova davanti allo schermo, dice a se stessa
che non gli risponderà.
La turba troppo, quell'uomo. L'ha capita troppo
profondamente, fin dalle prime frasi, dai primi
cauti contatti. Sa esattamente cosa dirle, e quali
risultati otterranno le sue parole. Conosce la
sua duplice natura, la sua luce e la sua tenebra.
La notte passata le ha detto che tutto questo
non gli basta piu. Ora lui vuole conoscerla fisicamente.
Dominare il suo cervello non è più
sufficiente. Ha voglia di frustarla, di lasciarle
i segni. "Ti legherò sul pavimento,
nuda. Ti lascerò lì tutta la notte.
Ti benderò e ti frugherò nelle parti
piu intime, e non saprai dove e quando le esplorazioni
avverranno. Ti strizzerò i capezzoli finchè
urlerai. Ti allargherò le natiche e ti
sodomizzerò col manico del mio frustino".
C'è uno sguardo perso negli occhi di Laura,
quando arriva alla porta dell'ascensore che sta
per chiudersi. L'uomo vicino a lei blocca la porta,
sorridendo. "Prego" Entrano. Stesso
piano.
"Prego", ha detto sorridendo e trattenendo
la porta dell'ascensore come un perfetto gentleman.
Ora osserva il corpo minuto ma morbido di Laura
nell'impeccabile tailleur color panna. L'ha vista
altre volte qui, lavorano nella stessa ditta ma
in uffici diversi. E’ come se un messaggio
inquietante ed ambiguo emanasse da lei, un segnale
forte. Sarà forse la piega delle labbra,
appena all'ingiù, che le da un'aria sofferta,
come quella di una bambina punita ingiustamente,
sarà lo sguardo perso come chi è
tormentato da un pensiero, o da un desiderio,
o da un'ossessione. O la curva delle sue gambe,
del seno appena accennato come quello di un'adolescente.
Guardandola, Paolo pensa alla sconosciuta. E’
quasi sicuro che si tratti della stessa persona.
Nella foto che gli ha mandato, à stata
ben attenta a mettere in ombra il volto. Ma con
un programma di elaborazione fotografica, passando
sui toni chiari, i lineamenti diventano abbastanza
visibili, e i lineamenti potrebbero benissimo
essere i suoi. Non puo averne la certezza, ma
qualcosa gli dice che è lei, Laura.
Paolo, che le ha aperto con gentilezza la porta
dell'ascensore, ha voglia di strizzarle i capezzoli
sotto la stoffa chiara. Sente che quegli occhi
lo spingono ai più torbidi pensieri e agli
atti più indecenti col loro sguardo dolce
e chiaro. C'è altra gente nell'ascensore,
ma lui non "sente" che lei. Ha voglia
di bloccarla contro la parete e infilarle una
mano sotto le mutandine, di dirle tutta la sua
voglia di possederla, di farle del male, di carezzarla,
di usarla...
Dominazione mentale. Massimo le da degli ordini,
e lei deve eseguirli. E’ assurdo tutto questo,
e Laura lo sa ma non serve. Non serve, perche
Laura è anche "Delia", la schiava
di Massimo.
E’ questa la parte di lei che egli reclama,
che vuole come sua.
All'inizio Laura credeva che non avrebbe eseguito
gli ordini, ma solo fatto finta. Lo credeva. Ma
è Delia che, oltre a Massimo, insieme a
Massimo, la costringe a farlo.
In ginocchio davanti allo specchio, le mutandine
abbassate.
In ginocchio. E’ quello il tuo posto. Abbassa
le mutandine. Così. E ricorda che ti vedo,
io sono la. Dietro lo specchio. Voglio che dici
ad alta voce: "Sono la schiava di Massimo.
Devi ripeterlo per dieci volte".
Dieci volte. Si. Figuriamoci. Sono una donna emancipata,
ecco cosa dovrei ripetere dieci, cento volte.
Ho un ruolo da dirigente e ho gia compiuto quarant'anni.
Non sono una ragazzina. Non sono un'anormale.
Non sono. Non sono.
NON SONO. Non sono, senza quella dimensione di
me che Massimo ha saputo raggiungere. Solo così
io sono intera. Solo così posso accettarmi
davvero, interamente. Perchè Massimo ha
ragione. Quella che gli altri amano non è
Laura. Non è la vera Laura. Se manca Delia,
Laura non è una donna completa.
E allora si. Io sono la schiava di Massimo. Io
sono la schiava di Massimo. Io sono la schiava
di Massimo.
La mia schiava. La mia cagna. Io voglio vederla.
Toccarla. Le darò la pass del club di Paolo.
E’ là che voglio vederla. Nella stanza
rossa. Ho riguardato le foto. Si, è lei.
E’ lei. Deve essere lei. La sua schiena
ha voglia di frustate e di carezze. Sceglierò
un frustino sottile per la prima volta, per i
primi segni sulla sua pelle chiara. Urlerò.
E io non mi fermerò, perchè è
questo che voglio, perchè è questo
che vuole. Voglio vederla in ginocchio, leccare
i miei stivali, baciare le mani che 1'hanno frustata.
Voglio pinzarle i seni con delle mollette, e prenderla
da dietro, mentre geme di dolore e di piacere.
Voglio possederla mentalmente e fisicamente. Non
voglio più aspettare. Questo è il
momento. Le darà la pass per il club di
Paolo. Le ordinerò di venire. E lei verrà.
Verrà.
"Ho paura". "Allora non ci sentirerno
piu".
Questo è il momento, ha detto Massimo.
Non vuole più aspettare. Realtà
e fantasia, come due fiumi il cui corso a lungo
si è snodato senza contatto, nell'estraneità,
devono ora confluire insieme, intrecciare le loro
acque nel grande mare del desiderio. La cerebrale
emozione della mente e la carnale voglia del corpo
devono completarsi e riconoscersi. Insierne.
Laura ha paura. Tanta paura. Paolo, Laura, Paolo.
Paolo aspetta. Lui è il creatore di un
mondo sommerso, un mondo dove i sogni piu torbidi
possono entrare e uscire. Creatore di un Eden
che accoglie tutti, buio, paradiso senza frutti
proibiti. Paolo aspetta. Le stanze aspettano.
Paolo aspetta. E Laura ha la chiave. E’
lei che ha il potere, ora.
Tutto il potere. Lei, la schiava.