Racconti Erotici - Immaginazione perversa
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Immaginazione perversa
L'ultima domenica di Agosto era afosa più che mai. Dick non c'era, ogni tanto lo mandavo in montagna con i miei vicini i quali avevano pure loro un cane.
Si facevano compagnia, dicevano, e probabilmente avevano ragione visto che Dick ci andava sempre volentieri. Naturalmente avrebbero voluto che ci andassi anch'io ma ero riuscita ancora una volta a declinare l'invito. Avrei passato una giornata in completo relax e ne avevo bisogno visto che durante la settimana il lavoro non era mancato. Feci una colazione lunga, interrompendola con la ginnastica e la cura del corpo. Era bello risistemarsi senza fretta. Percorrevo con la crema le curve del mio corpo e m'incantavo con lo sguardo sulle aree della pelle lucenti che non l’avevano ancora assorbita. Continuai a mangiare e alla fine la colazione si trasformò in un quasi pranzo. La spremuta, scendendo in gola, mi procura un brivido lungo la schiena. La luce del giorno inondava la stanza ed il sole disegnava sul pavimento una figura rettangolare sufficientemente estesa per distendersi sopra. Si... avrei preso il sole completamente nuda ma al riparo da occhi indiscreti. Un asciugamano e alcuni cuscini resero più morbido il contatto con le fresche piastrelle del pavimento.
Non so se fosse la sensazione di nudità o un non so che di proibito, ma la situazione che si creava, ogni volta che mi spogliavo ed offrivo il mio corpo così liberamente verso quell'ampia finestra, era molto particolare, assai stimolante. Mi disposi perfettamente allineata con la direzione d'entrata dei fasci luminosi, i piedi quasi sotto il davanzale e il viso parzialmente in ombra.
La pelle reagì all'esposizione diretta dei raggi solari trasmettendomi tiepidi ed impercettibili brividi.
Percepii il tocco dei raggi sul pube ed il soffice raddrizzarsi dei peli non ancora adattati al nuovo tepore. L'atmosfera era quella giusta, intrisa di tranquillità ed estremo relax. Giusta per indurmi la voglia di provare piacere, di godermi tutta sola un lento e lunghissimo orgasmo in quella pace quasi irreale. Aprii le gambe di quel tanto per avvertire il bacio del sole sul sesso ancora addormentato. Lunghi e caldi attimi lo risvegliarono. La mano scivolò lungo il corpo, sfiorò i seni e raggiunse l'inguine. Dapprima lo percorse leggera poi le dita esercitarono una delicata pressione. La musica alta si diffondeva in tutta la stanza, chiusi gli occhi e assaporai quel momento avvolta dal diffondersi caldo della luce sulla pelle. Le note della canzone mi fecero andare con la mente indietro di molti anni: era il mio primo ragazzo vero. Con lui avevo scoperto il piacere sessuale e dopo qualche mese avevamo fatto l'amore. Ci chiudevamo in casa sua interi pomeriggi di domeniche come questa e non facevamo altro. E’ strano... a distanza di anni mi pare impossibile che si facesse così tanto sesso in un solo pomeriggio. In un certo senso è come se ricercassimo il piacere in quantità e probabilmente non in intensità. Ebbi come il ricordo di un fare sesso in modo molto sciolto, quasi meccanico, non vissuto. Come se prevalesse il piacere fisico rispetto a quello mentale.
Una cosa è certa: non avrei mai cambiato gli orgasmi di quegli anni con quelli di oggi. Eppure, grazie a lui, iniziai a scoprire il piacere delle piccole trasgressioni.
Tutto iniziò quando, un giorno, invece di giocare con i nostri corpi al buio, cosa che facevamo più spesso in certi periodi, mi chiese se mi poteva bendare e dedicarsi al mio piacere. Prima che dicessi si, aggiunse che il non vedere avrebbe acuito le mie sensazioni epidermiche e così iniziammo. Lo sentii andare in bagno e poco dopo torno probabilmente con qualcosa in mano. Le sue dita mi sfiorarono tutto il corpo e in breve anche la lingua era sulla mia pelle. Era eccitante sapere che lui vedeva ed io no; era tutto per me, pensava solo al mio piacere ed infatti non era completamente nudo. La sua lingua mi solleticò il sesso, ma volutamente rimase a soffermarsi solo in superficie inumidendomi i risvolti esterni delle labbra. Fece attenzione a non sollevarle, la sua saliva si sarebbe incontrata con il liquido racchiuso ancora all'interno. Improvvisamente sentii qualcosa di estraneo, di solido, percorrere i margini delle labbra. Era un qualcosa di piccolo, un oggetto probabilmente di plastica. Mi contrassi quasi involontariamente ma subito dopo mi rilassai concentrandomi sulle sensazioni che quell'oggetto mi stava procurando. Intuii che era allungato e non aveva spigoli. La punta sollevò lievemente le labbra e le aprì. Si sfregò dolcemente al loro interno, acquistandone via via la viscosità. Si fece più intraprendente e raggiunse la mia gemma ormai sporgente per la sua rigidità. La stuzzicò, la compresse ruotandole intorno. Iniziavo ad infiammarmi. Scese giù mantenendo il piacevole contatto e si infilò dentro di me. La dimensione lo fece entrare con facilità e lo sentii aderire nell'intimo. Girava in senso orario scivolando sulla parete della vagina, trasmettendomi sensazioni inattese. Era un piacere sottile, poco diffuso, anzi un piacere che seguiva condizionatamente le insolite evoluzioni di quell'oggetto al mio interno. Lo sentii uscire e qualcosa di appena più grande si fece strada dentro di me. Era un oggetto più caldo ma altrettanto rigido. Dopo i primi movimenti più delicati, volti più che altro ad attendere che mi adattassi alla nuova dimensione, seguirono delle spinte più convinte e, titubante, lo accolsi sempre più dentro. Il contatto ora era pieno, completo, ed iniziavo a sentire il piacere crescere in me. Si stava muovendo bene, era un qualcosa di speciale immaginare che mi stesse dando piacere in un modo così inconsueto. Si fece più rapido, deciso, ma poco dopo rallentò sino a fermarsi per pochi istanti volutamente in fondo. Ricominciò i movimenti e poi ancora si fermò, ripetendo tutto più volte. Gustavo i suoi ritmi, li assorbivo a livello mentale perchè volevo godere in quel modo. Mi sentivo diversa, senza freni, ma la mia mente tardava ad entrare in perfetta simbiosi con gli stimoli fisici. Era come se mi vergognassi di ciò che stavo facendo o forse, semplicemente, la novità della situazione mi faceva sorgere ancora un briciolo di pudore che, in effetti, pareva bloccarmi. In quel momento non mi sentivo una ragazza come le altre; ero meno "normale", meno controllata. Non osavo pronunciare la parola “perversa” ma forse lo stavo diventando. Il fatto di averlo pensato però mi aiutò... Sentii salire l’eccitazione. Entrava ed usciva solo per il mio godimento. Lo volevo. Si... volevo venire con un oggetto dentro di me. Era pazzesco. I miei sospiri si stavano facendo più affannati. Rapide scosse elettriche sotto la pelle si irradiavano lungo i miei fianchi, sempre più su attraverso la spina dorsale, sino a spegnersi poco prima di raggiungere il cervello. Improvvisamente uscì fuori, cercai di contrarmi per tenerlo ancora dentro, ma fu tutto inutile. Attimi di silenzio. Leggeri fruscii. Avrei voluto vedere. La benda sugli occhi mi faceva impazzire. Ecco, di nuovo mi stava toccando. In un primo tempo credetti che fosse 1'oggetto di prima, ma capii che non lo era; stava indugiando troppo. Le mie labbra ancora leggermente aperte gli si avvolsero subito intorno, ad un qualcosa che non avevo ancora identificato. Sentii come una forma arrotondata che prendeva confidenza prima di provare ad infilarsi dentro di me. Iniziò a premere dolcemente; entrò facilmente solo per un piccolissimo tratto poi percepii come un qualcosa che, gradatamente, s'ingrandiva. Si, mi stava toccando con un oggetto a punta ma il contatto era dolce, delicato; anzi, non propriamente una punta, ma qualcosa di conico, molto liscio, chissà perchè pensai impulsivamente ad un flacone di bagnoschiuma o di shampoo. Continuò a premere: il contatto era pieno, lo sentivo entrare appena ma in tutta la sua grandezza. Tornò indietro, poi riprese a spingere; ripetè i due movimenti e poi ancora, ed ogni volta spinse per avanzare di qualche millimetro. Era un oggetto decisamente grande, suppongo anche lungo. Via via che si ricopriva con il liquido che trovava in me, lo sentivo penetrarmi più facilmente sino a quando non incontravo un nuovo tratto, sempre più grosso, più duro. A quel punto godevo. Le pareti della vagina si tendevano opponendogli resistenza; una resistenza effimera, giusto il tempo di dilatarsi e di inumidirlo nuovamente alla base. Era meraviglioso, nel buio più totale avvertivo di più le sensazioni del contatto epidermico procuratemi da quell'oggetto. Stava proprio diventando grande, era come un membro di un uomo, era bello sentirlo entrare; ormai scivolava giù oltre la metà di quanto avrebbe potuto e lo volevo di più, fino in fondo, fino ad averlo dentro del tutto. Sospiravo ad ogni nuova pressione, i brividi di piacere si facevano più intensi, più ravvicinati nel loro susseguirsi. Il movimento si fece meno lento e aumentò la forza di spinta. Aprii le gambe, inarcai per qualche attimo la schiena ed il mio bacino si sollevò offrendosi deliberatamente. Nel buio della mente immaginai la scena: era tutto per me, tutto per il mio sesso sempre più aperto e voglioso di sentirsi ancora più esplorato. Cambiò posizione; intuii che si fosse messo più comodo davanti a me, in mezzo alle mie gambe. La fermezza con cui ora muoveva 1'oggetto mi fece pensare che lo teneva con entrambe le mani. Spinse con decisione avanzando altri millimetri. La lentezza con cui aumentava la penetrazione mi rendeva smaniosa di sentirmelo dentro in modo completo, pieno, come quando facevamo l'amore, perchè volevo potermi finalmente scatenare per far arrivare quell’orgasmo che ormai tenevo dentro come una bomba pronta a scoppiare. Non capivo se lo faceva di proposito ma in un certo senso mi sembrava di essere io a non volerlo fare entrare. Probabilmente era più grosso di quanto immaginassi. Assecondai i suoi movimenti contrastandoli con delle spinte in avanti di tutto il corpo. Sia io, sia lui, aumentammo la violenza dei colpi. Ad ogni nuova spinta salivo un gradino del paradiso. Avevo caldo, tanto caldo. Sentivo il fuoco in mezzo alle gambe. Le ultime spinte mi avevano aperto ed incendiato il sesso. Sospirai ma iniziai a gemere ad ogni colpo. L'oggetto premeva, lo sentivo spingere lungo tutta 1'apertura del mio sesso, sempre più intensamente. Altri millimetri furono miei, mancavano ormai penso pochi centimetri a sentirmelo tutto dentro come ero abituata nei normali rapporti. Era grande, sempre più grande, più entrava e più s'ingrandiva. Per un attimo mi preoccupai di quanto avesse potuto essere grande, di quanto avesse potuto entrare, di quanto sarei stata capace di accoglierlo. Stimoli di piacere mi distolsero da quei pensieri, ormai ero dominata dalla sensazione di bollente godimento che proveniva dal punto di contatto fra il sesso e l'oggetto che entrava. Gemetti più forte e mi resi conto di incitarlo a spingere. L'apertura del sesso mi trasmetteva tutta la sua tensione ma il piacere del movimento ogni volta la superava. Mi sentivo incendiata dal contatto dell'oggetto con essa, ad ogni entrata nuovo calore e le onde di piacere che arrivavano da quel punto mi entravano dritte nella mente come se fossero scosse elettriche. Ogni tanto alle scosse elettriche si alternavano leggeri bruciori che sembravano crescere di intensità. Si, era un dolore localizzato ma non avevo tempo di rendermi conto di quanto fosse forte che subito una cascata di piacere copriva ogni altra sensazione. Il bruciore comunque aumentava, e seppur persa nelle mie dolcissime emozioni ebbi 1'impulso di ritornare in me, di fermarmi. Lui intuì la mia sofferenza perchè notai che rallentò, smise di spingere e si fece più dolce. Mi rilassai e come per incanto sentii che l'orgasmo si stava avvicinando. Fui stupita dell'evolversi così rapido dei miei sensi, della facilità con cui, inaspettatamente, l'eccitazione stava raggiungendo il suo culmine, ma con immenso piacere iniziai a concentrarmi. Sapevo di star per iniziare a gustare qualcosa che di lì a poco mi avrebbe fatto godere immensamente, soprattutto grazie al modo così insolito e straordinario con cui mi stava regalando il piacere sessuale. L'andirivieni del dolcissimo movimento stava risvegliando un vulcano. Aumentai i sospiri, la frequenza del battito cardiaco e le contrazioni muscolari. Una marea incredibile di sensazioni piacevoli si stava materializzando. Volevo godere, volevo un orgasmo come non mai, volevo morire di piacere. Ripresi a muovere il bacino e a pensare alla trasgressiva bellezza di sentirmi preda di un oggetto, della sua forma, del suo entrare così spudoratamente in me.
Ormai ero vicina, sentii un ribollire dei miei sensi, stavo per perdere ogni capacità di pensare, di agire, di controllare le mie azioni. Volevo solo godere, godere tanto, di più e senza limiti. Mi sembrò di capire che riprese a spingere ma ormai non capivo più niente, stavo semplicemente andando incontro al paradiso e nulla avrebbe potuto fermarmi. Stavo per esplodere, non trattenni gemiti di felicità. I muscoli del viso si contrassero, strinsi i pugni ed un possente, immenso, esplosivo orgasmo, manifestò la sua prima imponente ondata. Non ebbi il tempo di respirare che risenti l'oggetto violentemente dentro di me, a darmi ulteriori sollecitazioni, a cercare di entrare più di prima. Sconvolta da questa nuova e rude penetrazione, urlai senza controllo mentre una seconda travolgente ondata orgiastica mi travolse lasciandomi senza fiato. L'oggetto entrò nuovamente con un'energia dirompente, sfondando ogni mia barriera fisica e mentale. Nello stordimento del cervello avvertii un senso di penetrazione più completa, più a diretto contatto con le profondità del mio intimo. Volevo piangere, urlare ma fu inutile, la terza vulcanica ondata di piacere emerse in tutta la sua gloriosa grandiosità mentre 1'oggetto mi violò ancora, instancabilmente, arrivando a possedermi fino in fondo, trionfante, senza lasciarmi scampo.
Ero in trance, in delirio o forse stavo sognando, mi sentivo divinamente bene ed arrivò 1'ultima terrificante ondata, inimmaginabile, indescrivibile, che mi spaccò la mente come se 1'oggetto fosse arrivato fin lì.


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