Racconti Erotici - Infermiera insaziabile
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Infermiera insaziabile
E’ stata cattiva. Proprio, proprio, proprio cattiva. Ha trasgredito ogni regola della nostra rispettabile istituzione. Ha trasformato il codice professionale in una buffonata. Ha messo in discussione i solidi principi culturali ed etici che hanno costituito un modello di civilizzazione sin dai tempi di Ippocrate e Galeno. Inoltre, e forse è la cosa più importante, si è rivelata una gran troia. Monica è stata un'infermiera proprio cattiva. Forse era stato un errore assegnarla al reparto del Priapici cronici. Ma eravamo terribilmente a corto di infermiere, e un dottore deve arrangiarsi con quello che ha a disposizione. Non c'erano state lamentele, per la verità, ma il mio istinto mi aveva messo in guardia. Innanzitutto ci metteva più tempo del dovuto nel completare i suoi giri, ma non era solo questo. C'era qualcosa di inquietante nel suo sguardo, incredibilmente soddisfatto, al ritorno dal giro dei pazienti. Non si curava di nasconderlo e ogni notte, quando ritornava nella stanza delle infermiere, io sapevo che era stata proprio, proprio cattiva. Alla fine la colsi in flagrante nella stanza del signor Ruggero. Mi nascosi nell'armadio e lasciai aperto solo uno spiraglio, abbastanza da permettermi di vedere chiaramente il letto. Il signor Ruggero non disse nulla. La malattia del poveretto lo aveva reso incapace di formulare un discorso coerente, solo lunghi, bassi gemiti di disperato desiderio e bramosia sfuggivano dalle sue labbra, secche e ulcerate.
L'mfermiera Monica arrivò vestita come sempre. L'uniforme di parecchie taglie più stretta metteva in bella mostra le prodigiose forme del suo seno e i capezzoli turgidi che tendevano il tessuto bianco. La gonna dell'uniforme era così attillata che quando si piegava, lasciava intravedere calze bianche di seta agganciate a un reggicalze, invece dei collant prescritti da] regolamento ospedaliero.
«Buongiorno, signer Ruggero», «Come ci sentiamo oggi?» Il signer Ruggero replicò con un grugnito soffocato dalla bramosia mentre i suoi occhi correvano febbrili lungo il corpo dell'infermiera Monica, fasciata nel tessuto aderente. Lei tirò indietro le lenzuola e gli sollevò il camicione da notte, impiegando un sacco di tempo per fare quello che avrebbe dovuto essere un lavaggio con spugnature, se da qualche parte ci fosse stata una spugna. L'infermiera Monica, chinata in avanti, premeva il suo seno colmo contro la faccia del signor Ruggero. Lui cominciò a sbavare sul tessuto inamidato. Monica si strusciò e gonfiò le sue grandi tette contro il tessuto dell'uniforme. Un bottone saltò e il suo seno si fece strada nella bocca del signor Ruggero, che instancabile muoveva la lingua tremolante per leccare le tette di Monica. La sua mano si strinse attorno al pene eretto del signor Ruggero e tirò fuori un piccolo metro a nastro che aveva nascosto in una tasca dell'uniforme. Effettuò una lenta misurazione del membro del signor Ruggero.
«Due centimetri più lungo di ieri» tubò soddisfatta. «Sto proprio facendo un buon lavoro.
L'infermiera Monica si sfilò le scarpe, salì sul letto e si inginocchiò sul bordo. Senza toccare l'uniforme aderente, si stirò fino a far saltare un altro bottone. Ridacchiando, liberò i seni nudi e premette prima un capezzolo eretto, poi altro, nella bocca del signor Ruggero. Gemendo piano, Monica cominciò ad accarezzare su e giù il pene del signor Ruggero, mentre il paziente indifeso le succhiava i capezzoli. Io sgusciai fuori dal mio nascondiglio silenziosamente, avendo precedentemente oliato i cardini dell'armadio per essere sicuro che non facessero alcun rumore. Avvicinandomi in punta di piedi al letto del signor Ruggero, osservai Monica che gli carezzava il membro eretto e si strusciava avanti e indietro, strofinandogli il seno contro il viso, poi sollevandolo quel tanto che bastava per essere fuori dalla portata del signor Ruggero che, impossibilitato a esprimersi, allungava il collo per riportarci su la bocca. Ridacchiando, Monica lo stuzzicava. Si avvicinava e gli faceva passare una gamba sopra, per poi riallontanarsi. Poi, senza neanche prendersi il disturbo di alzarsi la gonna, Monica si accovacciò sulla faccia bramosa del signor Ruggero, che cominciò a leccarla con un'avidità che non avevo mai visto prima. La bocca di Monica scese sul membro del signor Ruggero e regalò una convincente fellatio al povero invalido mentre i suoi fianchi muovevano il suo sesso su e giù lungo quella lingua instancabile. Sogghignando, scostai la tenda. Gli occhi dell'infermiera Monica si spalancarono mentre mi guardava, con la bocca piena del pene del signor Ruggero. Lo lasciò scivolare dalla bocca. Un luccicante filo di saliva rimase sospeso per un attimo tra le sue labbra piene e il glande gocciolante del signor Ruggero, poi si spezzò per riunirsi al rivoletto di umori che le colava lungo il mento.
Monica sollevò rapidamente i fianchi dalla faccia lucida del signor Ruggero e scese dal letto d'ospedale. La bocca del paziente continuò a muoversi febbrilmente, la lingua sporgente, ancora avida della prugna succosa che gli era stata tolta. L'infermiera Monica stava in piedi davanti a me e si schiarì la gola. «Dottore» disse, stavo facendo alcune osservazioni sullo stato del signor Ruggero.»
«Senza dubbio» brontolai io. «E sono certo che intendeva farlo peggiorare, portandolo al limite dell'orgasmo per lasciarlo lì a soffrire quando ne avesse avuto abbastanza della sua lingua. Non è così, infermiera?»
«Be', dottore, io... io...»
«Se lo risparmi per il “Nuovo quotidiano di medicina” scattai io, afferrando rudemente i capelli di Monica raccolti in uno chignon sotto il cappellino da infermiera. La feci piegare in avanti sul letto d'ospedale e forzai la sua bocca ben allenata sul pisello di Ruggero, ascoltando il pover'uomo gemere sommessamente mentre il suo membro scompariva tra le labbra vermiglie di Monica. Mi aprii il camice e tirai fuori il mio membro eretto, mi allungai dietro di lei mentre, obbediente, continuava a succhiare ritmicamente il pene del signor Ruggero. Fu questione di un attimo sollevarle la gonna, e non stupirsi nello scoprire che sotto, oltre al reggicalze, non indossava nulla. Quando la penetrai, Monica lasciò uscire un gridolino, ma le tenni la faccia fermamente sul signor Ruggero, usando i suoi capelli per guidarle la testa su e giù, a stimolare un orgasmo che il mio occhio clinico giudicava imminente. Io spingevo ritmicamente dentro Monica, sentendo il suo corpo rabbrividire contro di me mentre prendevo ogni centimetro della sua fessura, devastandola con il mio zelo inarrestabile. Lei sollevò le natiche per agevolare le mie spinte violente, e la mia mano ancorata ai suoi capelli garantiva che la sua bocca mantenesse un ritmo incessante sulla rigidità del signor Ruggero. Monica venne subito prima del signor Ruggero, lasciandosi sfuggire un grido soffocato mentre la sua vagina tratteneva il mio attrezzo e lo spremeva fino all'ultima goccia. Il signor Ruggero, vittima di mesi di sofferenze priapiche, accresciute dall'infinito tormento arrecatogli dal corpo aitante dell’infermiera, si lasciò scappare un gran grido di liberazione mentre il suo membro esplodeva, eiaculando un torrente di sperma sulla faccia di Monica. Con i capelli ancora nella mia stretta, Monica non potè evitare il getto bollente e lo ingoiò fino all'ultima goccia. «Sono guarito» esclamò il signor Ruggero, mentre il suo pene inflaccidito scivolava dalle labbra socchiuse di Monica «Gesù Santo, Dio Santissimo, sono guarito»
Io ritirai il mio membro rilassato dalla fessura ben lubrificata di Monica e così facendo un rivoletto del mio stesso sperma fuoriuscì e gocciolò sul pavimento. Arrossendo violentemente, Monica si tirò su e si girà per guardarmi.
«Mi dispiace, dottore» piagnucolò. «Non... Non succederà mai più.»
«Oh, si invece» le dissi. «C'è un intero reparto pieno di pazienti che aspettano che lei faccia i suoi giri. E sono certo scopriranno che le loro patologie non sono così incurabili come credevano.»
Con il viso ancora rosso, Monica tenne lo sguardo fisso sul pavimento. «Si, dottore. Allora, ho il permesso di fare gli straordinari?»
«Tutto ciò di cui ha bisogno» le dissi.
«Cristo Santissimo, sono guarito» gemette il signor Ruggero.
«Congratulazioni» gli dissi. «Ma vorrei tenerla sotto osservazione ancora per qualche giorno. L'infermiera Monica ritornerà non appena finito il suo turno, in caso qualcuno soffra di una ricaduta.»
«Credo che me ne stia venendo una» disse il signor Ruggero, occhieggiando l'uniforme aperta dell'infermiera imbarazzata.
Lei si abbottonò l'uniforme tutta compunta e recuperò il suo metro a nastro.


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