Racconti Erotici - La guardona
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La guardona
Prima lavoravo in un ufficio del cazzo. E non chiedermi che lavoro facevo, perchè non lo so nemmeno io. Facevo talmente tante cose, che alla fine mi sembra di non aver fatto niente.
Un lavoro del cazzo. Un capo che era una testa di cazzo. E il mio collega che era solo cazzo. Si, davvero. Più cazzo che uomo. Il rigonfiamento nei suoi pantaloni era l’unica cosa che si notava. Un enorme cazzo su un cazzone.
Adesso lavoro alla reception di un hotel. Lavoro precario per lavoro precario e lavoro di merda per lavoro di merda, tanto vale indossare un'uniforme. Mi piacciono da morire le uniformi. Me le scoperei anche senza un corpo dentro. Renderebbero bello chiunque, persino quella mezza sega di Ivan, uno studentello tanto dolce quanto sfigato che mi ronza intorno.
Se solo avessi potuto, avrei fatto la hostess o, addirittura, avrei scelto la carriera militate. Quelle si che sono uniformi. Però non amo stare su un aereo per più di due ore. Mi viene l’angoscia e poi da vomitare. E inoltre odio le armi e le guerre. Quindi direi che entrambe le idee erano per forza da scartare.
Fortunatamente però, qui all'hotel vengono spesso sia hostess che militari. E’ un albergo rinomato. Cinque stelle di lusso e comodità sufficientemente vicino all'aeroporto. Non è a caso che l'ho scelto.
Quello che devo fare è solo attendere. Attendere e sorridere. Prima o poi un'uniforme varcherà la porta. E si dirigerà verso di me. Camminando regale. Sulla moquette dell'hotel.
Oggi mi aspettavo un'invasione di belle uniformi in occasione dell'Addio Budapest, la festa che ricorda la partenza delle ultime truppe sovietiche dall'Ungheria. Ma il direttore dell'albergo ci ha fatto sapere che quest'anno, l'hotel dall'altra parte della strada, ci ha fregato le comitive della manifestazione con un'offerta speciale. Ero veramente a terra.
Non facevano che arrivare giapponesi. Solo giapponesi. E meno male. Dopo questa notizia non avrei avuto voglia di rompicazzo. Con loro non serve sprecare tante parole. Non apro neanche bocca. Faccio solo inchini. Con le mani giunte in mezzo alle tette, dove la camicia è sbottonata. E più inchini faccio, più so che le mance saranno generose. Gli allungo le chiavi delle camere mentre sono ancora piegata. Strabuzzano gli occhi perchè non porto il reggiseno. Ridacchiano e si muovono convulsi come in uno dei loro videogiochi idioti. E, camminando all'indietro, scompaiono nell'ascensore fra mille inchini e mille cantilene.
Poi però è arrivata lei. Il sole entrava prepotente e accecante dalla porta a vetri dell'ingresso. Ho visto avanzare solo la sua ombra. Una silhouette slanciata e armoniosa. La sua valigia ha fatto un tonfo di fronte al mio banco. Straboccava di cose. E ho visto brillare i bottoni dorati di una divisa. Una divisa che non mi era ancora capitato di vedere qui in hotel, ma che mi ricordava qualcosa di lontano. Qualcosa di sopito nella mia memoria. Quando si è alzata, il suo sguardo è stato disarmante. Occhi azzurri, spaesati, luminosi e vulnerabili che supplicavano riposo. Due gioielli nel buio di un volto cancellato dalla luce.
«Buongiorno» mi fa.
«Buongiorno.»
«Avete una stanza libera? Sono molto stanca e stasera devo essere assolutamente in forma»
«Certamente. Posso darle la stanza 101 all'ultimo piano. Può stare tranquilla che a quell'altezza non sarà disturbata da alcun rumore.»
«Grazie mille»
Mi ha dato il suo documento… professione: non specificata.
Avrei voluto chiederle cosa doveva fare esattamente alla manifestazione. Come mai non era insieme alle comitive dell'altro hotel. E che divisa era quella che spuntava dalla sua valigia. Ma ho avuto pietà per la sua stanchezza. Le ho dato la chiave. Mi ha sfiorato la mano con le dita per prenderla. Senza immaginare quanti brividi mi abbia provocato lungo la schiena questo contatto del tutto casuale. Per un'ora non ho fatto che pensare a quella divisa. Cercavo disperatamente nella mia memoria quei bottoni dorati. E proprio quando mi sembrava di afferrare un ricordo, questo precipitava nel buio assoluto della mia mente. Forse ero troppo stanca anch'io. Così ho chiamato Luciana perché venisse a sostituirmi. Sono salita all'ultimo piano. La mia stanza è la 102. Proprio a fianco a quella che ho dato a lei. Mi sono sdraiata sul letto. E ho cominciato a fissare la parete, dove dall'altra parte c'erano lei e la sua divisa. Ho alzato leggermente lo sguardo, verso il buco nel muro. Si, l'ho fatto io. Il mio primo giorno di lavoro qui all'hotel. Dai film si possono imparare tante cose. E a me, avevano insegnato che, con un piccolo buco nel muro, potevo amare indisturbata le divise e i corpi che fasciavano. In ginocchio sul letto ho avvicinato l'occhio al foro. Lei era nuda. Slanciata, fianchi femminili, sedere sodo e due tette da paura. L'ammiravo. Ho cominciato a toccarmi sotto la gonna. Movimenti circolari e delicati. Guardavo la sua pelle chiara e luminosa, i suoi capezzoli dorati... e il mio pensiero è di colpo piombato sui bottoni della divisa. Cazzo, non sarei mai riuscita a venire senza sapere che cavolo di divisa era quella. Poi lei è scomparsa nel bagno. E ho sentito scorrere l'acqua della doccia. Proprio come nei film. Senza nemmeno pensarci, sono saltata giù dal letto. Ho afferrato la chiave della 101 e mi sono fiondata in corridoio. Ho infilato piano la chiave nella serratura e l'ho girata con prudenza. Ho socchiuso la porta e sbirciato. Perfetto, lei era ancora sotto la doccia. Mi sentivo una ladra e una maniaca. Ma non m'importava. Dovevo vedere. Dovevo sapere. Mi sono inginocchiata di fianco alla valigia. Il cuore mi batteva così forte che per un attimo ho creduto di restarci secca. Ho fatto scorrere la cerniera attenta a muovermi in silenzio. Ed eccoli lì, i bottoni scintillanti. Ho tirato fuori la giacca. Era blu e corta, con frange dorate sulle spalle rigide. L'ho infilata. Era magnifica. E odorava leggermente di sudore misto ad appretto e profumo. Ho infilato la mano nella valigia e ho sentito qualcosa di duro. Era il cappello. Sembrava quello di un soldatino d'altri tempi. E me lo sono sistemato sulla testa. Poi ho visto la gonna. E qualcosa ha cominciato a risvegliarsi nella mia memoria. Per un attimo sono tornata bambina, e ho cominciato a frugare nella valigia piena di eccitazione. E finalmente le ho trovate. Le bacchette magiche… Mio dio... quanti ricordi si risvegliavano nella mia mente. Era incredibile. Trasportata dalla gioia e dall'eccitazione, ho ripreso a masturbarmi lì. Nella sua stanza. Con indosso la sua giacca e il suo cappello. Ero bagnata e sentivo sulla pelle quei bottoni ghiacciati. I brividi mi hanno indurito i capezzoli. Ho infilato le bacchette magiche in entrambi i buchi e sono esplosa in uno degli orgasmi più magici della mia vita. All'improvviso l'acqua della doccia ha smesso di scorrere. Nella stanza è sceso un silenzio spaventoso quanto l’attimo che precede un omicidio. Il mio cuore ha smesso di battere e il mio respiro è rimasto imprigionato nei polmoni. Sono restata in stato di morte apparente per pochi secondi credo, ma a me sono sembrate ore. Con gli occhi sbarrati ho trasformato le mie orecchie in radar. Ed ecco che il silenzio è stato rotto dallo "sciaf" del suoi piedi sul pavimento allagato del bagno. Il sangue che poco prima sembrava aver smesso il suo viaggio per le arterie del mio corpo, è esploso come se la diga del silenzio si fosse disintegrata travolgendo tutto.
Mi sono tolta in fretta la giacca e l'ho accartocciata a casaccio nella valigia. Ci ho ributtato dentro il cappello, ho chiuso la valigia e sono scappata. Appena rientrata nella mia stanza, mi sono buttata in ginocchio sul letto e ho ficcato l’occhio nel buco della parete.
Lei, con indosso solo l'asciugamano, si guardava intorno sospettosa e attenta. Il suo sguardo è caduto sulla valigia mezza aperta e trafugata. E lì mi sono accorta di non aver rimesso dentro le bacchette. Le ha prese in mano. E davanti allo specchio ha cominciato a rotearle fra le dita e a lanciarle in aria. Immaginavo lei che quella sera stessa avrebbe lanciato il mio orgasmo fra le stelle insieme alle sue bacchette.
L'asciugamano le è scivolato scoprendo il suo corpo ancora luccicante.
Una majorette maggiorata avrebbe fatto del mio orgasmo una magia. Stregando tutta la città.


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Benvenuti nel portale dei Racconti erotici oggi è il 07-01-2009 sono le ore: 10:11:38
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