Te
ne stai sotto la Chevy, con addosso una tuta da
meccanico a maniche corte, sporca di grasso. Io
sono in piedi sulla soglia che ti osservo, e sento
l'eccitazione salire. C'è qualcosa di così
erotico nella maniera in cui usi quella chiave
inglese, le tue mani che si stringono attorno
al manico, afferrano e scuotono l'utensile mentre
lo fai girare. Non ti accorgi che ti sto osservando,
continui come se nulla fosse. Quando esci da sotto
la macchina, ti giri per andare verso la cassetta
degli attrezzi a prendere il cacciavite. Lo infili
sotto il paraurti e muovi il manico, assicurandoti
che sia orientato nella giusta posizione per incastrarsi
nella minuscola apertura.
Una volta che è a posto gli dai un colpo
solo. Senza che te ne accorgessi mi sono avvicinato,
sono dietro di te. Le mie mani si chiudono sulle
tue, bloccandoti. Sussulti.
«Cazzo, mi hai spaventata» dici. Io
afferro il retro della tua tuta e ti tiro su.
Ti sposto con la forza sul cofano della macchina,
strappandoti un altro sussulto.
Ti spingo giù, così che il tuo seno
prema contro l'auto, e passo la mano dietro le
tue cosce ben tornite. Accarezzo la curva dei
tuoi fianchi lungo il tessuto liso dai troppi
lavaggi e mi accorgo che sotto non indossi nulla.
«C'è qualcosa di così eccitante
in una ragazza in tuta da meccanico» sussurro,
e ti allargo le gambe appena appena, passandoci
in mezzo la mano. Tu gemi, alzi il sedere in aria
e provi ad afferrare il cofano della macchina,
senza riuscire a fare presa. Ti alzo un po' per
poter afferrare la parte superiore della tuta.
Tiro così forte che gli automatici si aprono
e la lampo comincia a rompersi.
Tiro giù la lampo fino all'inguine, scoprendoti
i seni. Le mie mani vi si posano sopra, li stringono,
poi li pizzicano.
«Cazzo» ansimi, mentre ti strizzo
i capezzoli.
Riporto le mie mani sul davanti della tuta e cerco
di sfilartela. Tu, diligentemente, sposti le braccia
all'indietro e la tuta scivola giù dalle
tue spalle, scoprendo completamente la parte superiore
del tuo corpo. La faccio scivolare attorno ai
fianchi e il liso tessuto blu arriva alle caviglie,
arrotolandosi attorno ai tuoi stivali da lavoro.
Il tuo culo è nudo, le tue gambe sono aperte
quanto basta per lasciar vedere il tuo sesso.
Ti metto la mano tra le gambe per sfiorarlo, mentre
ti premo il seno scoperto contro il lucido cofano
della vecchia Chevy.
Sei già incredibilmente bagnata, se per
le riparazioni della macchina o per le mie carezze
ruvide, insistenti, non lo saprò mai.
Mi chino su di te, la mano sul bassoschiena per
tenerti schiacciata in avanti. Le tue gambe non
sono abbastanza aperte da permettermi di mettere
la faccia tra le tue cosce, così faccio
scivolare due dita dentro di te e avvicino la
bocca alla fessura stretta tra le natiche. Ansimi
mentre la mia lingua preme, inattesa, contro il
tuo ano. Ti massaggio il clitoride con una mano
mentre con l'altra ti penetro e spingo la mia
lingua più a fondo nella tua porta di servizio.
Il vecchio coupé scricchiola mentre sussulti
senza sosta sul cofano, che, nonostante l'acciaio
di Detroit anni Settanta, comincia a piegarsi
sotto di te. Spingo la mia lingua ancora più
a fondo dentro di te e sfrego con decisione il
tuo clitoride. Ti sento gemere, implorare.
Sfilo le dita dalla vagina e la lingua dal tuo
culo. Scivolo dietro di te, mentre mi sbottono
i jeans e lascio libero il cazzo. Quando il glande
si strofina contro il tuo sesso, sollevi i fianchi
per aiutarmi a entrare. In questa posizione, con
la tuta che impedisce alle tue gambe di divaricarsi,
so già la sensazione che sentirò.
Mentre ti scivolo dentro, premi il tuo corpo contro
di me e sento la strettezza della tua fica. Gemi
mentre comincio a scoparti. Le tue braccia sono
distese sul cofano del coupé, l'immagine
da rude meccanico si scioglie di fronte a un uccello
duro. Scivolo più a fondo, mi avvicino
per sfregarti il clitoride.
«Oh Dio...» ansimi «scopami...»
Spingo più forte, sentendo la macchina
sotto di noi, consapevole che le tue cosce e i
miei stinchi si copriranno di lividi. Ma a nessuno
dei due importa, specialmente a te. Sollevi i
fianchi per me e assecondi ogni mia spinta venendo
incontro al mio uccello. Mi supplichi di scoparti
più forte e io lo faccio. Quando vieni,
sento tuonare i tuoi pugni contro il cofano della
Chevy. Rabbrividisci tutta, mentre la tua vagina
si stringe attorno al mio cazzo che pulsa. Sei
talmente stretta in questa posizione che gli spasmi
del tuo orgasmo, per un momento, mi spingono fuori
di te, e quando con grande difficoltà,
riesco a rientrare, tu gemi ancora più
forte, venendo sempre più violentemente.
Devo afferrarmi saldamente a te, con le mani sui
fianchi, tenendoti stretta, per riuscire a scoparti
nonostante i violenti sussulti del tuo piacere.
Poi, il mio orgasmo giunge inatteso, esplodendo
dai testicoli attraverso il membro, pulsando lungo
tutto il mio corpo, mentre eiaculo profondamente
dentro di te.
Quando ti crollo addosso, svuotato, sento uno
scricchiolio di protesta del povero cofano della
Chevy.
«C'è qualcosa di così sexy
in una ragazza con le mani su un coupé»
ti sussurro in un orecchio.
Le tue dita sfiorano distrattamente il cofano
liscio della Chevy, come lo accarezzassero.