Avrebbe
voluto essere anche lei un gatto per sentire la
sensazione di una mano che ti accarezza. Suo marito
sapeva che il suo punto debole era il collo e
quando voleva coccolarla cominciava a soffiarle
sul collo e a baciarla e a darle piccoli colpi
con la lingua. Lei sentiva la pelle del corpo
rabbrividire e i pori, ogni poro, aprirsi alla
via del piacere. E si abbandonava alle sensazioni.
Non si accorse che gli altri erano entrati nel
ristorante cominciando a festeggiare il capodanno.
Lei era lì, per le ruote, ne era attratta
senza sapere perchè. Sentì la testa
girare, il respiro diventare affannoso, il cuore
pulsare sangue, tutto divenne buio. Non si rese
conto di quanto tempo restò svenuta, ma
quando riaprì gli occhi la scena intorno
a lei si era trasformata.
Le norie erano sempre lì ma il rumore dell'acqua
era coperto da una strana nenia. Intorno a lei
c'erano delle persone che ballavano e recitavano
intorno a dei fuochi mentre il ristorante era
scomparso e al suo posto c'erano decine di tende
nomadi. Un uomo vestito di nero, con il volto
coperto dalla kephia la sovrastava con la sua
figura e 1'aiutò a rialzarsi. Cercò
di parlare ma le sue labbra non riuscivano ad
esprimere alcun suono.
Non riusciva a capire cosa fosse accaduto. Senza
darle il tempo di reagire 1'uomo la condusse all'interne
di un cerchio composto dai fuochi accesi e la
invitò a muoversi seguendo il ritmo martellante
della nenia cantata. Continuava a girarle la testa
come se fosse stata drogata. Sicuramente lo era
stata altrimenti come poteva spiegare a se stessa
la scomparsa del ristorante e del suo tempo?
Girava, girava, la testa, la musica, le ruote...
voleva gridare ma non ci riusciva. L'uomo si avvicinò
a lei gettandole addosso un mantello che li avvolgeva
entrambi. Sentiva il suo odore, 1'uomo sapeva
di spezie, di zenzero, di zafferano, sapeva di
calore. Uno strano calore emanava il corpo dell’uomo
che ballava sotto il mantello insieme a lei avvicinandosi
sempre più al suo corpo.
La musica cessò all'improvviso. Si accasciò
nelle braccia dell’uomo. Lui la sollevò
e la condusse verso le norie. L'acqua dell'Oronte
si era fermata. Il tempo era fermo. La musica,
il fuoco, le persone. Tutto immobile. Tranne loro
due. C'erano solo loro due e le ruote e la luna.
L'uomo entrò in acqua e fattala alzare
in piedi la appoggiò alla ruota. Un altro
uomo che era seduto immobile sulla sponda del
fiume si mosse e bloccandole le mani le tolse
la tunica pesante lasciandola solo con la sottile
veste di veli sovrapposti; presa una corda le
legò braccia e gambe, allargandole al limite,
ai raggi della ruota, scoprendo il suo corpo.
Non poteva parlare ma sentiva 1'aroma di eccitazione
dei due uomini, sentiva il loro desiderio farsi
ossessivo. L'uomo vestito di nero si slacciò
la tunica. Oltre al sesso in erezione vide che
aveva legato intorno alla vita una frusta. Una
frusta nodosa con un lungo manico di cuoio. La
frusta che i beduini dei tempi passati usavano
per incitare i cammelli nelle corse in mezzo al
deserto. I suoi occhi, l’unica cosa che
la kephia lasciava trasparire, brillavano nella
notte. Senza proferir parola prese la frusta e
le assestò un forte colpo sulle cosce.
Urlò. La voce finalmente riecheggio nel
silenzio del deserto. Urlò e gridò
ma il tempo era fermo, nessuno poteva aiutarla.
Un altro colpo e un altro ancora. Le sue gambe
si ricoprirono di striature rosse e per sfuggire
alle sferzate cercava di divincolarsi facendo
stringere ancora di più le corde che la
allargavano. La frusta strappava i veli del vestito
ed incideva le sue carni. Uno strano torpore cominciò
ad impadronirsi del suo corpo.
Non sentiva quasi più i colpi e le sue
grida, sentiva un calore in mezzo alle gambe come
se dolore e piacere fossero una cosa sola. I colpi
finirono. L'uomo mascherato si avvicinò
e le scoprì i seni cominciando a baciarli
mentre con le mani le sfiorava le cosce dandole
sollievo. L'altro uomo la slegò dalla ruota,
1'acqua del fiume ricominciò a scorrere,
sentiva sollievo. Si accasciò nelle braccia
dell’uomo, con il ventre che le bruciava
e le cosce ferite. La fecero sdraiare sulla terra
del deserto. Il suo corpo bruciava, ma la terra
sassosa del deserto siriano era gelida. L'uomo
mascherato si mise sopra di lei mentre 1'altro
uomo le legò le braccia sopra la testa.
Era ancora in balia del piacere di due estranei.
Era così stanca che non aveva neanche la
forza di divincolarsi. Le più svariate
emozioni si accavallavano nella sua mente. Stava
sognando, era drogata, vittima di una magia, stava
provando piacere o dolore?
L'uomo mascherato si sdraiò sopra di lei.
Il suo sesso era in vigorosa erezione. Glielo
passò sui seni strusciandosi contro le
sue mammelle, sui suoi capezzoli che s'inturgidirono,
pur non volendolo, si spostò sulle sua
bocca passando la punta del membro su e giù
sulle labbra. Sentì il calore della sua
punta, sentì il suo sapore dolciastro,
sentì il desiderio impadronirsi di lei.
Era buono. Socchiuse le labbra e cominciò
a leccarlo sulla punta, anche se 1'uomo cercava
di affondare nella sua gola. Quello che lei voleva
non contava. Contavano solo il piacere di lui
e il suo abbandono alle sensazioni. La sua mente
negava ciò che stava accadendo ma il suo
corpo reagiva docilmente a quel cazzo che si impadroniva
della sua bocca. L'altro uomo era in piedi accanto
a loro e si stava toccando. La fecero rialzare
solo per legarla di nuovo alla ruota.
L'acqua era di nuovo immobile. Le sue gambe, le
sue braccia, il suo sedere erano aperti allo sguardo
dei due uomini. Ogni suo centro di piacere era
esposto. L'uomo mascherato la penetrò con
delicatezza entrando ed uscendo da lei senza giungere
al profondo del suo ventre. Entrava ed usciva
da lei senza affondare mai completamente. L'altro
uomo era dietro di lei, dall’altra parte
della ruota. Il suo sedere era esposto. La penetrò
in un sol colpo mentre anche 1'uomo mascherato
in contemporanea entrava dentro di lei. Urlò.
Un sudore freddo si impadronì di lei. Non
aveva mai sentito così tanto dolore e piacere
insieme. I due uomini spingevano insieme, sembrava
quasi che i due membri si toccassero, compiacendosi
di darle dolore ad ogni colpo e sollievo ogni
volta che uscivano da lei per riaffondare ancora.
Vennero insieme dentro di lei, inondandole il
ventre e il retto con il getto del loro sperma.
L'acqua ricomincio a scorrere con violenza bagnando
i loro vestiti e il loro piacere.
La notte riprese il suo corso, le tende nomadi
sparirono e il ristorante tornò al suo
posto. Si ritrovò seduta sulla sponda del
fiume con un gatto seduto sul suo grembo. Aveva
indosso il suo costume della festa. Erano le ventitre
e non aveva perso il Capodanno. Aveva sognato.
Le norie erano ancora lì, immobili al tempo
trascorso. Ma le sue gambe erano macchiate da
striature rosse.