Il
museo si trova nella stessa via della scuola,
poco più avanti. È un museo grande,
molto vecchio e molto conosciuto. Ci sono dipinti,
statue, e grandi finestre di vetro colorato che
proiettano dei quadrati di luce blu zaffiro sui
pavimenti di marmo lucido. Anche le bambine sono
vestite di blu: giacchette blu, calzettoni blu,
strisce blu sulle loro gonne scozzesi rosse e
grigie. Quest'anno, per la prima volta, la bambine
portano delle scarpe con la suola di gomma blu.
Prima erano ammesse solo scarpe con la suola dura,
ma poi hanno cambiato il regolamento e così
ora alcune delle bambine si divertono a farle
scricchiolare scivolando di lato sul pavimento
di marmo, le altre le imitano e poi scoppiano
tutte a ridere, una risata acuta e trattenuta,
finché una delle suore si gira, gli lancia
un'occhiata e il gioco finisce.
Quest'anno, in quinta elementare, si va in gita
al museo per vedere i fregi. Le bambine chiacchierano
come uno stormo d'uccelli per i grandi corridoi
sfarzosi. M. e S. sono rimaste indietro. "I
due moschettieri" ecco come le chiama sorella
Lourdes, che vende rosari di plastica blu al negozio
della scuola, che si trova vicino all'auditorium
ed è piccolo come uno sgabuzzino. M. e
S. hanno passato tutto l'anno, dopo la scuola,
sedute sul letto nella stanza del fratello di
S. a tirare palline di carta igienica fuori dalla
grande finestra verticale, a saltare sopra i tavoli
della sala giocando a "Chi cade muore",
o a suonare campanelli per poi scappare via più
veloce possibile e, girato l'angolo, vedere se
qualcuno veniva alla porta.
Ora sono rimaste sole nell'enorme sala delle statue
e il resto della classe è scomparso dietro
a un angolo. Ridono a crepapelle per qualcosa
che ha detto S., e si coprono vicendevolmente
la bocca con le mani per non fare rumore. Il loro
fiato, così da vicino, sa di gomma alla
menta, che è severamente vietata. Sono
circondate da una serie di statue rette dai piedistalli:
donne alte e nude scolpite nel marmo, seni dalle
areole marmoree, curve dei fianchi che s'ingrossano
sul didietro, e scapole simili ad ali di farfalla
sotto fiumi di morbidi capelli di pietra.
M. sta aspettando a una fermata dell'autobus,
sul lato est della strada. Sulle spalle ha uno
zainetto con dentro dei libri. Si è slegata
la cravatta scozzese dal collo e se l'è
infilata nella tasca della giacchetta, dove tiene
anche la tessera dell'autobus. Ha in mano una
copia di una rivista con alcune foto di un film
da poco. L'autobus è semivuoto. M. cammina
fino in fondo e si siede nell'ultima fila, quella
con i sedili attaccati. Si sistema vicino al finestrino,
per poter appoggiare i piedi sul fianco del sedile
davanti e guardare fuori sul marciapiede, mentre
l'autobus attraversa la città.
Anche se l'ha già letta, non appena l'autobus
comincia a muoversi riapre la rivista. Guarda
di nuovo le foto. L’attrice è quasi
completamente nuda, alta e magrissima, con il
rossetto rosso e i capelli striati di biondo che
le scendono lungo la schiena. Lei e S. hanno parlato
molto di lei, perché hanno tutte esattamente
la stessa età, dodici anni. A volte discutono
mentre guardano le fotografie, seguono i contorni
del volto e del corpo dell’attrice con le
dita e spiegano i propri punti di vista. M. alza
lo sguardo, si abbassa la gonna scozzese sulle
ginocchia così che nessuno sull'autobus
le veda le gambe, poi infila la rivista nello
zaino, vicino al libro di matematica. L'autobus
gira l'angolo all'Ottantacinquesima e svolta a
destra, in direzione del parco.
Quando si ferma, i marciapiedi all'improvviso
si popolano di gente, e M. guarda le persone dal
suo posto vicino al finestrino. Vede dei collegiali
in pantaloni grigi e giacchette blu che si spintonano,
alcuni portieri negli atri dei palazzi, e uomini
d'affari ben vestiti che camminano tenendo le
loro valigette alle estremità delle braccia
distese. M. gli lancia un'occhiata veloce, poi
si volta dall'altra parte.
Quando arriva all'angolo tra l'Ottantunesima e
Main Street, l'autobus è costretto a fermarsi
a un semaforo e M. si accorge di una donna che
cammina sul marciapiede, diretta a ovest. Indossa
una maglietta marrone aderentissima che sembra
incollata al corpo e ai seni, e che è infilata
nei pantaloni, anch'essi aderenti e di colore
azzurro chiaro, che la fasciano come palmi delle
mani che sorreggono due guance. La donna ha dei
lunghi capelli castani ondulati e la pelle color
caffé, e calza delle scarpe con la zeppa
che la costringono ad ancheggiare mentre cammina.
M. guarda la donna, i suoi seni sotto la maglietta
marrone e il suo addome, dove la maglietta s'infila
nei jeans, e, prima che riesca a fermare i pensieri,
immagina di allungare un braccio e passare il
palmo della sua mano sui quei seni. È come
un richiamo irresistibile, una sensazione intensa
e distinta. M. stringe le mani nelle tasche, storcendo
il tessuto, e si sforza di guardare da un'altra
parte, mentre i capelli le sfiorano il colletto
della camicetta bianca, neri, lucidi e splendenti
come pioggia.
Il genitori di S. sono all'estero, in Europa.
S. vive sulla Six Avenue all'altezza del numero
ottanta e l'appartamento ha molte stanze tutte
collegate le une alle altre, il pavimento di legno
e piastrelle, e le porte semiaperte. Le luci sono
sempre spente durante il giorno e la cosa da alle
stanze un'atmosfera subacquea, con le ombre delle
foglie che fluttuano sulle pareti e il rumore
del traffico di sotto, simile al mare. M. e S.
sono sedute sul letto nella stanza dei genitori
di quest'ultima. Per quel giorno, la scuola è
finita. Sono a metà anno ancora cinque
mesi e avranno finito le elementari.
«L'unico modo per imparare è esercitarsi»
dice S. Stanno parlando di sesso, cosa di cui
M. non sa nulla. «Se non vuoi che gli altri
si accorgano che non l'hai mai fatto, ti devi
esercitare.»
«Davvero?» dice M. Lei e S. sono sedute
l'una di fianco all'altra, poi S. si sdraia sulla
schiena e si passa una mano fra i capelli, che
sono lunghi, ondulati e con delle spesse striature
bionde. Si sono tolte le giacchette e le scarpe,
e sono rimaste in gonna, camicetta bianca e calzettoni
blu, alti fin sotto il ginocchio.
«L'esperienza è importantissima»
dice M. «Altrimenti rischi di passare per
una scema.»
Stanno zitte per un momento, fissando le pareti.
«Hai mai baciato qualcuno?» chiede
M.
«Tu?» dice S.
«Te l'ho chiesto prima io» dice M.
Si è sdraiata anche lei sul letto, una
posizione decisamente più comoda. Sono
vicine, ma è un letto grande, e M. può
distendere completamente le braccia senza nemmeno
sfiorare S. Lo sa perché ci ha appena provato.
«Non te lo dico» ribatte S. «È
una cosa privata.»
Riflettono per un po'.
«Ma se baci qualcuno e poi non ti piace?
Se non sai quello che stai facendo, e poi non
succede niente e non funziona?» dice M.,
esprimendosi volutamente in maniera equivoca,
in modo che S. non capisca di cosa stia parlando,
non esattamente, ma che magari l'intuisca.
«Penso che quello che succede è solo
che l'hai fatto» dice S. Sembra molto sicura
della cosa. «Non puoi sapere com'è
prima di aver provato, e allora è come
non averlo mai fatto, e non saprai mai com'è.»
«Oh» fa M. Con la coda dell'occhio,
vede S. che si passa le mani nei capelli. S. se
ne accorge e si gira a pancia in giù, con
la gonna scozzese arrotolata e le gambe scoperte.
S. volta la testa, le sorride e continua a toccarsi
i capelli.
È così ogni pomeriggio. Una lotta
a colpi di braccia, poi un corpo a corpo, e le
corse su e giù dalle scale per la casa
di M., fingendo di essere Gesù e Maria
Maddalena. Poi, verso le quattro e mezzo, prima
che la madre di M. torni a casa dal lavoro, si
fa un po' di pratica.
«Così?» chiede M. «Più
forte» dice S.
M. preme la bocca sul braccio di S.; sta tentando
di farle un succhiotto. Sono sedute sul pavimento
della sala, al secondo piano della casa su tre
livelli di M.
«Adesso te lo faccio io» dice S. Prende
il braccio di M. con una mano e le carezza la
leggera peluria, simile a tanti piccoli aghi che
spuntano dalla pelle. Sul braccio di M., i suoi
polpastrelli veloci e danzanti sembrano piume
o una cascata d'acqua. S. passa leggermente le
labbra là dove un attimo prima l'ha toccata
con le dita, su fino al gomito, dove la pelle
tenera e setosa di M. è delicata, sottilissima,
intatta. La bacia nella curva del gomito, con
una foga improvvisa e insistente. Il bacio è
forte, intenso, spinge sempre più, e proprio
quando pensa di non poterlo più sopportare,
M. sente il suo braccio che si rilassa e si arrende
alla bocca di S., alla sensazione calda, impetuosa
delle sue labbra e della sua lingua veloce. Le
sembra che il suo corpo si sia dissolto, a eccezione
del punto cocente dove S. ha posato la bocca.
«Ecco!» dice S., tirandosi su. All'altezza
della curva del gomito di M. c'è un segno
rosso e circolare, come un livido ma più
leggero. Lo guardano entrambe con grande interesse.
«Non mi ha fatto male, per niente»
dice M. Le sembra che la sua voce provenga da
lontanissimo.
«Per me tu non baci abbastanza forte»
dice S. «Forse no» concorda M.
Restano sedute per un po' in silenzio, immerse
nei propri pensieri. Poi M. dice: «Ora dovremmo
provare un'altra cosa». «Cosa?»
chiede S.
«Non lo so» risponde M. Poi continua:
«Aspetta, lo so». Si gira in modo
da mettersi di fronte a S., che è ancora
seduta a gambe incrociate sul pavimento. Si sfila
la cravatta scozzese da sotto il colletto della
camicetta e si slaccia i primi due bottoni. Poi
tira fuori la camicetta dalla gonna e apre altri
tre bottoni, è quasi completamente slacciata,
tranne sopra l'ombelico. Anche se la camicetta
è ancora semichiusa, s'intravede il reggiseno
di M. e parte della sua pancia.
«Pensavo che toccasse a me» dice S.
«Infatti» dice M. Così, S.
fa le stesse cose che ha fatto M., e le due si
ritrovano sedute l'una di fronte all'altra sul
pavimento della sala, con le gambe incrociate
e nascoste dalle gonne e le camicette slacciate.
«Sei pronta?» dice M. S. annuisce.
Ha gli occhi chiusi.
M. allunga la mano destra e l'infila molto delicatamente
dentro la camicetta di S., che fa un grande respiro.
I polpastrelli di M. sfiorano il petto di S.,
appena sopra la piccola striscia bianca che collega
le due coppe del reggiseno. Poi, lentamente e
timidamente, le sue dita scivolano verso sinistra
e toccano il contorno del seno di S. M. si ferma
all'improvviso, come pietrificata, ma S. le fa
un cenno, gli occhi ancora chiusi e le pulsazioni
insistenti sotto la pelle della gola. M. passa
delicatamente le dita lungo la zona dove il reggiseno
di S. incontra la pelle. S. trema e respira affannosamente,
dei piccoli respiri veloci. M. la guarda per un
attimo e poi tuffa la mano sotto la stoffa, toccandole
finalmente il seno, di lato, in basso e poi sopra,
e infine nel centro, Ripensa alla calda sensazione
della bocca di S. sul suo braccio, e vorrebbe
sdraiarsi sopra di lei e appoggiare le labbra
su quel centro turgido dove ora si trova la sua
mano. Immagina di baciare S. in quel punto, di
farle passare la lingua sulla punta del seno,
proprio come lei aveva fatto col suo braccio.
Al piano di sotto, si sente sbattere una porta.
Le bambine si separano di scatto. M. si sente
sporca, altro che Gesù o Maria Maddalena.
Ma sua madre sale le scale e gli passa accanto
senza dire niente.
E poi succede. M. posa la bocca sulla spalla di
S. sono sdraiate sul pavimento della sala, come
al solito. S. si gira verso di lei e, accidentalmente,
sfrega le labbra contro le sue, e un attimo dopo
M. la sta baciando, le infila la lingua tra i
denti e nell'interno caldo della bocca, che è
al tempo stesso dolce e salata. S. risponde al
suo bacio con una foga che coglie M. completamente
di sorpresa, poi preme con insistenza il petto
sotto le costole di M. Il tappeto odora di lana,
le loro camicette sono sporche d'inchiostro e
di sudore e le giacchette blu sono sull'appendiabiti
al piano di sotto. Il rumore del traffico fuori
dalla finestra va e viene; si sente lo strombazzare
di un clacson, un rumore di passi sul marciapiede,
l'abbaiare di un cane. Improvvisamente risvegliata
da quello stato di trance, M. si tira su a sedere
e guarda S. con occhi seri e spalancati, ma S.
scoppia a ridere e non riesce a fermarsi, ride
come una matta, i suoi bei capelli lunghi sembrano
un torrente di fuoco che le si riversa sulle spalle
e lungo la schiena. Domani, a scuola, dovranno
sorbirsi una lunga lezione di catechismo sui peccati
della carne, e S. incrocerà le sguardo
di M. e scoppierà a ridere di nuovo, ma
per ora, per il momento, questo è tutto
quel che hanno, e tutto quel che succede.