Quando
Marco le aveva chiesto se volesse posare per lui,
Roberta aveva risposto immediatamente "Sì"
senza pensarci due volte. Adesso che si trovava
nello studio di lui, era stata colta da qualche
legittimo dubbio.
"Voglio dipingerti sul corpo" esclamò
Marco, e la guardava con quel suo sorriso vago
stampato sulla faccia che solitamente esibiva
quando veniva colto da un'ispirazione improvvisa.
"Dove sono le tele?" chiese Roberta
dopo una rapida occhiata.
"Tesoro, io sono un'artista. Sarai tu la
mia tela" e mentre la fissava, Marco aveva
preso a spogliarsi.
"Aspetta. Credo ci sia stato un equivoco!"
indietreggiò la ragazza cercando di raggiungere
la porta. Troppo tardi si accorse che Marco l'aveva
chiusa a chiave.
"Non puoi costringermi a fare una cosa contro
la mia volontà. Ti denuncerò Marco,
se non mi lascerai andare".
Lui l'afferrò da dietro sentendo il corpo
di Roberta irrigidirsi tra le sua braccia.
"Ti supplico Marco. Lasciami andare".
"Non ti farò niente che tu non voglia
Roberta, te lo prometto" le sussurrò
piano. La baciò dolcemente sfiorandole
il collo. "Vedrai, sarà un'esperienza
unica, indescrivibile".
Con la mano, le accarezzò il ventre attraverso
le vesti. Sentì il corpo di Roberta arrendersi
gradualmente ad ogni sua languida carezza.
Così abbracciati, le mani di lui presero
ad insinuarsi tra le vesti di Roberta e con studiata
lentezza incominciò a spogliarla.
Roberta si lasciò fare, sorpresa di trovarsi
a sua volta complice di quell'intrigante situazione.
Le mani di Marco si muovevano leste e sicure,
scivolando rapide sugli indumenti, e trattenendosi
in lunghe e morbide carezze quando raggiungevano
i punti più sensibili del corpo di lei.
Roberta fu invasa da una miriade di pensieri sconci,
di desideri osceni, così inusitati rispetto
alle fantasie che solitamente le appartenevano
che per qualche istante vacillò in preda
alla vergogna. Si voltò di scatto trovandosi
la bocca di Marco a pochi centimetri dalla sua.
L'odore della sua pelle era un contesto inebriante
d'eccitazione e stordimento.
Fece per parlare, ma la mano di Marco si posò
lievemente sulle sue labbra.
Era indescrivibile il fascino e la sensualità
che riusciva a sprigionare da quei semplici gesti.
Roberta ne era sedotta e fatalmente stregata.
Un brivido freddo le percorse la schiena quando
i suoi seni eccitati sfiorarono il torace di Marco.
Roberta si lasciò sfuggire un debole gemito
di piacere. Lui la guardò a lungo, giocando
a desiderare le sue labbra ma non la baciò,
nemmeno quando percepì il desiderio di
lei crescere al punto da divenire ossessione.
L'afferrò saldamente sollevandola da terra,
poi l'adagiò con cura sopra il ripiano
da lavoro. Roberta sembrava accogliere senza indugio
ogni attimo di quella seducente creazione che
persino sospirare le sembrava indegno e fuori
luogo. Osservò Marco muoversi con naturalezza
intorno a lei, armeggiando tra gli scaffali ripieni
di pennelli dalle forme più curiose, dalle
setole dure e piatte ad altri ancora più
morbidi e setosi. Tra tubetti di colori a tempera
e pastelli dai colori accesi. Il corpo di lui
era simile a quello di un atleta, sodo e superbamente
tonico. Roberta si meravigliò di desiderarlo
così ardentemente su di sé, ma non
osò parlare. Non voleva spezzare l'incanto
che così abilmente Marco aveva creato.
In quel momento lui si volse a guardarla. Roberta
era distesa sul tavolo con il capo leggermente
adagiato da un lato e i suoi occhi luccicavano
estasiati.
"Ti fidi di me?" le chiese Marco in
modo diretto. La sua voce vibrò nello studio
rimbalzando con un tremito sul corpo di lei.
"Sì..." riuscì appena
a sussurrare. Roberta rimase per qualche istante
persa nello sguardo ipnotico e seducente di lui.
Percepiva la propria inarrestabile eccitazione
fremere con tale e incontenibile vigore, che incominciò
a strusciarsi lentamente sul ripiano. Reclinò
leggermente il capo all'indietro, sospingendo
il petto in avanti. I suoi seni oscillavano vogliosi,
invitanti, e si stagliavano come cime irte e inviolate
nella contro luce della stanza.
Avvicinandosi piano, Marco le legò un benda
sugli occhi e spostandosi sul fianco le adagiò
una mano sul ventre. La pelle di lei era liscia
e morbida.
Marco la sentì agitarsi sotto al suo palmo,
seguire docilmente il ritmo delle sue carezze.
Un ondeggio languido e sensuale come le onde pacate
dell'oceano appena sospinte dalla brezza.
In quel momento Marco capì che era giunto
il momento.
Roberta era pronta.
Afferrò un tubetto di colore rosso ocra,
e ne versò un poco sui capezzoli di lei,
poi con un pennello sottilissimo dalle setole
morbide e allungate, incominciò a spargerle
il colore intorno al seno. Sostò a lungo
sui capezzoli, roteando sulla sommità turgida
e soda, scorrendo adagio intorno al seno e dedicandosi
ad entrambi con la stessa professionalità
del ritrattista.
Roberta non riusciva a trattenere deboli gemiti
di piacere. La sua anima era stata accalappiata
e imprigionata in un turbine di sensazioni e piaceri
indescrivibili. Un tortuoso tormento che, abilmente
gestito da Marco, si tramutava in un irresistibile
castigo dei sensi.
Marco fece scorrere il pennello lungo lo sterno,
giostrando la sua morbidezza prima sui fianchi,
poi sul ventre, e infine attorno all'ombelico.
Versò altro colore, a tinte forti, calde,
intense sul ventre di Roberta. Stavolta afferrò
un pennello più grande con setole piatte,
leggermente più dure. Il contrasto divenne
maggiore. La sensazione che ora Roberta provava,
era più energica rispetto a prima, ed anche
il suo corpo aveva preso a muoversi ondeggiando
come un mare assalito da un vento di tempesta.
Una tempesta che cresceva impunemente nel suo
intimo e che seduceva ogni suo tentativo di difesa.
Marco prese a modellarle la tempera con le mani
distendendola sul corpo come lo stesso corpo di
Roberta si fosse tramutato in un busto di creta
da plasmare. Percepiva i muscoli di lei contrarsi
sotto il suo impeto, inebriati dagli spasmi che
lui stesso le provocava. L'entusiasmo di Marco
si spinse più in basso, e la sua energia
fu colta da Roberta con un grido spezzato, un
leggero sobbalzo sul tavolo prima di cedere, qualche
istante dopo, all’eccitazione incontrollabile.
Circa una mezz'ora dopo essersi accuratamente
lavata e rivestita, Roberta fece ritorno nello
studio. Fu sorpresa di trovare Marco già
vestito, seduto sulla sponda del divano a fumare,
immerso in un cupo e pensieroso silenzio. Si meravigliò
più di tutto di non riscontrare in lui
quello stesso buon umore che solitamente accompagna
il "dopo" di una circostanza estremamente
eccitante.
Marco spense la sigaretta non ancora finita nel
posacenere, e si avviò alla porta. Restò
a guardarla meditabondo, mentre il sorriso di
lei si andava spegnendo sul suo volto.
"Spero di non averti deluso" disse Marco.
Era la stessa frase che avrebbe voluto rivolgergli
lei.
Marco spostò lo sguardo da Roberta quando
lei gli passò accanto. Uscì dallo
studio senza degnarlo di una parola, portandosi
addosso soltanto il ricordo indelebile di quel
meraviglioso ritratto.