Il
lancio col paracadute fu completato alle 05.00.
Silvia, chiamata sergente dalle sue compagne,
comandava la fila nascosta dalla luce incerta
mentre l'alba si apriva come un uovo all'occhio
di bue sopra l'acquitrino puzzolente delle paludi
della Florida. Il Bagno di fango, così
era chiamata la palude in questione - il sergente
invece era chiamata da tutti Selly. Il sergente
maggiore della Marina degli Stati Uniti Monica,
aveva 29 anni; era cintura nera di judo ed era
in grado di smontare un M-16 più velocemente
di chiunque altro nell'emisfero occidentale e
colpire la frutta del cappello di Carmen Miranda
a più di mille metri di distanza. Selly
era la più anziana fra di loro, ad eccezione
di Laura, il tenente di trent'anni che aveva una
cotta senza speranza per lei. Laura trovava bellissimo
il modo in cui Selly si muoveva nell'oscurità,
avvolta nell'odore della palude, mentre misurava
ogni passo in cerca di trappole esplosive del
nemico, tutta concentrazione e ardore mentre si
muoveva silenziosa nel buio, alzando una mano
per fare cenno di avanzare alle compagne dietro
di lei. La squadra era composta da Laura, ex nuotatrice
a livello olimpionico e vicecomandante; Maria,
esperta di demolizioni; Antonia, addetta ai collegamenti
satellitari; Linda, che aveva battuto il record
del percorso a ostacoli in tre secondi netti;
Giulia una maestra a biliardo, insultata in continuazione
con l'appellativo "maledetta puttana",
anche se era la più tranquilla (fino a
che non si giocava a biliardo). Loro erano il
SEAL Team Bravo della prima classe femminile di
SEAL della Marina degli Stati Uniti: la soluzione
al montare della pressione pubblica, quando i
comandanti avevano capito che i volontari maschi
che proteggevano la sicurezza dei confini e gli
interessi di questa nazione non volevano condividere
i loro giocattoli con delle schifose ragazze.
Laura, Silvia e le altre erano state selezionate
fra le migliori delle loro rispettive aree di
competenza. Il comandante della squadra SEAL Silvia
si era fermata sul bordo del fiume fetido. In
mezzo alla stagnante acqua verde c'era una Cadillac
arrugginita, con un pallone di plastica giallo
attaccato sul tetto con dell'adesivo. La Cadillac
era a circa un chilometro e mezzo a valle, inaccessibile
via terra perché la vegetazione della palude
si diradava cento metri più in basso. Camminare
in campo aperto era come chiedere di essere colpiti
da un cecchino. Il recupero del pallone (una presunta
testata nucleare proveniente da un B-52 schiantatosi
al suolo) doveva essere effettuato via acqua.
Sebbene fossero tutte esperte nuotatrici, c'era
solo una ex olimpionica fra di loro: Laura. Selly
si premette la cuffia del microfono alla giugulare.
Laura guardava il modo in cui si teneva il microfono
contro la sua pelle provocante. Caspita, quella
gola era proprio da baciare. «L'obiettivo
è stato localizzato» mormorò
Silvia. «State in guardia dai cecchini nemici.
Laura, tocca a te adesso.» «Agli ordini,
comandante» rispose Laura, con il sangue
che le pulsava mentre si liberava dello zaino
e della tracolla del fucile ad aria compressa.
Laura scivolò nel fiume come un serpente
di mare e arrivò di fianco al bordo della
piccola isola, proprio dove la Cadillac si era
infilata nella palude. Con un binocolo impermeabile
esaminò l'area in cerca di personale nemico
e, non avendo visto nessuno, si arrampicò
sull'abitacolo della Cadillac. «Dai... dai,
Laura...» Selly disse fra i denti, guardando
lei stessa con un binocolo mentre il tenente si
arrampicava sul tetto dell'abitacolo. Laura si
tolse il coltello dalla bocca e stava per iniziare
a segare l'adesivo quando Silvia disse rabbiosamente:
«Gesù! Gesù!» nel microfono.
«Laura, hai...» Ma era già
troppo tardi. Avvicinatosi a nuoto silenziosamente
fino all'abitacolo della macchina c'era il nemico,
rappresentato dal sottufficiale Luca, un borioso
figlio di puttana: aveva già preso Laura
per i capelli, tenendole la testa all'indietro,
con un coltello da commando di quindici centimetri
puntato alla sua gola mentre il coltello di Laura
era caduto irrimediabilmente nel fiume. Era un
colpo impossibile; la portata massima a cui potevano
colpire i fucili ad aria compressa era 100 metri.
Ma Selly non ci stava pensando, non stava pensando
a niente. Non era nient'altro che allenamento,
mentre posizionava il fucile contro la sua spalla
e prendeva di mira la testa del sottufficiale.
Poi ci fu l'esplosione, lo spruzzo di vernice
rossa che ricopriva Laura mentre prendeva il polso
di Luca e lo girava, spingendogli il gomito con
la mano e sentendolo gridare mentre gli strappava
il coltello a serramanico. Poi gli diede un calcio
nelle palle il più forte possibile. Mentre
i proiettili di vernice dei commilitoni del sottufficiale
le esplodevano tutt'intorno - una trentina colpirono
la Cadillac - Laura velocemente tagliò
l'adesivo che teneva la palla attaccata al tetto
della macchina. Afferrò la palla e si tuffò
nel fiume, si premette la palla contro il petto
mentre nuotava sott'acqua, sentendo i rumori attutiti
dei proiettili di vernice che lasciavano scie
rosse, verdi e gialle nell'acqua schiumosa e dirigendosi
all'appuntamento con il SEAL Team Bravo. A quindici
metri di distanza, Selly piazzò un altro
proiettile sulla testa del sottufficiale - stupendosi
lei stessa - mentre cercava di uscire dall'acqua.
«Questa è la mia ragazza» disse
Selly quando Laura emerse dalla palude, coperta
di melma e macchiata del rosso che sarebbe potuto
essere il sangue del sottufficiale - in un mondo
perfetto. Più tardi, Selly e Laura passarono
un'ora nell'ufficio dell'ammiraglio a farsi fare
il culo. «A dire la verità, signore,
non credevo di colpirlo una seconda volta... Ho
pensato solo di sparare un altro colpo per spaventarlo
un po', ma averlo colpito ha sorpreso anche me.»
Il che non era propriamente la cosa giusta da
dire in quelle circostanze, Laura e Selly avevano
sottoposto una proprietà del governo -
cioè il sottufficiale - a un rischio superiore
a quanto fosse necessario per completare l'esercitazione,
e l'ammiraglio non lo tollerava. Sia Laura sia
Selly si sentirono in un certo modo scagionate
quando l'ammiraglio si fermò per un bel
po' a guardarle, poi le estremità della
sua bocca si rivolsero all'insù in modo
grottesco, e finalmente non riuscì più
a trattenere una risata. «Voi due, macchine
di morte, potete andare» disse con un sorriso
a denti stretti. «La vostra squadra si è
già lavata; stanno andando a mangiare.
Anche voi due dure potete mangiare.» «Ma
per carità di Dio, fatevi una doccia prima,
d'accordo? Puzzate del Bagno di fango.»
«Sì, signore! Grazie, signore!»
dissero all'unisono, e trascinarono i loro sederi
coperti di melma fuori dall'ufficio dell'ammiraglio.
Dopo che tutto finì, Laura non riusciva
a capire perché l'avesse fatto. O forse
era la semplice vista di Selly, coperta di melma,
che si toglieva l'uniforme, i suoi muscoli definiti
che si piegavano sotto la sua soffice pelle bianca.
Laura aveva ovviamente visto Selly spogliarsi
dozzine di volte, ma non l'aveva mai guardata
davvero. Non se la sarebbe potuta cavare se l'avesse
fissata - qualcuno avrebbe potuto notarlo e ci
sarebbero state delle conseguenze da pagare. Ma
questa volta, con il resto della squadra che stava
mangiando, non c'era niente che impedisse agli
occhi di Laura di vagare per il corpo tornito
e muscoloso di Selly mentre rimaneva con la canottiera
e le mutande sporche di fango lì ferma
nella stanza enorme e le restituiva lo sguardo.
«Che cosa pensi di guardare, tenente?»
disse improvvisamente Selly, e Laura avrebbe potuto
girare la testa e farfugliare una scusa se non
fosse stato per la posa sfacciata che Selly aveva
assunto, con un piede nudo e sporco sul letto
di Laura, di fianco al suo cuscino, la coscia
asciutta vicino al suo volto, talmente vicino
che Laura avvertiva il penetrante odore di muschio
nonostante il cattivo odore della palude. Laura
era seduta sul suo letto, nuda, a parte il reggiseno
sportivo e le mutandine, le cosce segnate dal
fango che si stava asciugando. Selly non aveva
bisogno del reggisene sportivo, indossava semplicemente
una canottiera, che, prima che Laura potesse risponderle,
si sfilò, facendosela passare oltre la
testa per rivelare le mele sode dei seni e i duri
capezzoli quasi viola, grandi quanto un chicco
d'uva. Laura avrebbe comunque distolto lo sguardo,
se Selly non avesse preso la sua canottiera sporca,
intrisa di fango e del sudore di Selly - e non
l'avesse fatta cadere sulla testa di Laura, tirandogliela
giù sulla faccia. Era stata l'insolenza
del gesto, o l'effetto dell'odore di Selly che
magicamente si faceva strada nel suo corpo che
aveva infiammato e sciolto la fica di Laura? Laura
sentì che si stava bagnando non appena
respirò intensamente, cercando di "assorbire"
quanta più Selly potesse. Quello fu il
momento in cui Laura capì che stava per
provarci con il suo comandante SEAL qualsiasi
cosa fosse successa. Nulla poteva arrestare il
torrente di voglia che stava montando dentro di
lei - voglia di quel soldato che stava facendo
tutto tranne ordinarle di usare la sua bocca nell'unico
modo in cui doveva essere usata. Tuttavia, qualcosa
trattenne Laura; forse il senso del dovere, o
la consapevolezza che quello che stavano per fare
era - in termini militari - una calamità
di problemi. Il tutto perse di consistenza nel
momento in cui Selly si piegò su di lei
e sentì la sua calda e violentemente affamata
bocca contro la sua, sentì la sua lingua
premere contro lo strato sottile della canottiera.
Per fare questo, Selly si era dovuta piegare abbastanza
- il sergente era più alta di dieci centimetri-
e dato che il suo piede, che ancora calzava lo
stivale da combattimento, era ancora appoggiato
al letto di Laura, la pelle nuda della sua coscia
aveva toccato Laura di lato, sfiorandole il seno
sinistro attraverso il cotone morbido del reggiseno.
Laura non aveva idea di come avessero fatto le
sue mani ad arrivare così facilmente alla
parte superiore del corpo di Selly, i suoi palmi
umidi che racchiudevano quei capezzoli piccoli
e scuri duri di eccitazione. Più o meno
c'erano finiti dentro quando aveva accettato il
bacio esigente di Selly, grazie al desiderio che
era sgorgato dentro di lei. Ma faceva sentire
deliziosamente bene toccare in quel modo i seni
di Selly, sentirli piccoli, fermi e duri nelle
mani. Un gesto così intimo fra commilitoni
- così naturale. Laura sentiva il sale
e l'odore penetrante del corpo di Selly, così
sconosciuto e seducente; riusciva addirittura
a sentire il sapore della melma maleodorante,
così familiare e poco piacevole. Selly
premette il suo corpo contro quello di Laura,
le loro lingue avvinte l'una all'altra fino a
che Selly non morse il labbro inferiore di Laura
- non abbastanza per aprirle la pelle, ma sufficientemente
per farla fremere di dolore. Poi Selly si ritrasse,
facendo scorrere una mano sul proprio corpo coperto
di sudore e fango fino a racchiudersi un seno,
stringendoselo mentre con l'altra mano teneva
i capelli di Laura. Laura sentì la durezza
dei muscoli di Selly, e sapeva che una lotta fra
loro due sarebbe stata una battaglia decisamente
pericolosa. Ma non era la lotta che avevano in
programma. Selly girò la sua testa verso
le docce. «Penso che avremo circa quindici
minuti di semiprivacy prima che le altre finiscano
il pasto. Ti aspetto nelle docce. A scaldarmi.»
Selly girò sui tacchi e si diresse verso
le docce, con il passo sicuro di un soldato professionista.
La grazia con cui abilmente si tolse le mutandine
senza modificare il suo passo non fece altro che
esaltare il puro stile militare di quei precisi
movimenti. Mentre Selly, nuda, passava attraverso
la porta che dava al bagno rivestito di piastrelle
bianche, Laura notò probabilmente per la
millesima volta il sedere maledettamente bello
di quel soldato. Un impulso di anticipazione e
un sussulto di voglia la attraversarono quando
si rese conto che questa volta era diverso: questa
volta avrebbe potuto avere un po' di quel sedere.
Laura si alzò in piedi, notando l'impronta
bagnata che aveva lasciato sul suo letto - Dieci
punti di demerito, Gesù Cristo - e con
un gesto automatico lo risistemò un po'.
Si chiese ancora una volta quanto si sentisse
indecente e in errore. Non pensava che una doccia
con il sergente Selly avrebbe migliorato la situazione,
ma al momento questo non sembrava essere un problema.
Laura tolse la sua divisa in un secondo. Nel momento
in cui Laura entrò nei bagni, Selly aveva
aperto tutte e otto le docce facendo il massimo
rumore. Laura entrava e usciva dai getti roventi
mentre si avvicinava a Selly, che assomigliava
a una maledetta dea greca immersa in tutto quel
vapore. Era insaponata, i corti capelli coperti
di schiuma bianca e la schiena attraversata da
gocce di sapone. Selly si girò mentre Laura
si stava avvicinando. Davanti era insaponata completamente,
il profilo del suo corpo sembrava avvolto in un
soffice esoscheletro bianco. Le nuvole di vapore
ribollivano e si spostavano a ogni suo movimento.
«Come mai tutta quest'acqua?» chiese
Laura. Selly le rivolse uno sguardo penetrante,
più severo di quelli che le aveva mai rivolto
il sottufficiale. «Abbiamo bisogno di tutto
il rumore possibile, recluta, per coprire quelli
che farai tu.» Laura si mise sotto il getto,
avvicinandosi con lo sguardo fisso negli occhi
severi di Selly, vide il sorriso sulle sue labbra
quando i loro corpi nudi si strinsero, scivolando
facilmente l'uno contro l'altro. «Selly...»
iniziò a dire Laura, ma Selly la zittì
mettendole un solo dito sulla bocca. «Chiamami
sergente,» disse Selly «così
è più militare.» E con quella
frase, un dito solo divenne una mano, che aprì
la bocca di Laura, e le loro labbra si incontrarono,
desiderose, divorandosi fino a che Selly non spinse
con forza Laura contro le piastrelle bianche.
Selly infilò con forza il ginocchio fra
le gambe di Laura, e Laura sentì un brivido
attraversarle il corpo quando la rotula dura di
Selly premette contro il suo clitoride gonfio.
A Laura sfuggì un lamento quando Selly
si ritrasse per un istante, e le sorrise. «Non
riesco a sentirti» le disse in un dolce
sussurro, e baciò di nuovo Laura con forza,
muovendo il suo ginocchio in un cerchio continuo,
su e giù, fino a che ogni spinta quasi
alzava Selly da terra. L'acqua calda scottava
la pelle di Laura, facendola bruciare, ma il dolore
diminuì quando il piacere per le spinte
di Selly la portò sempre più vicina.
Adesso l'acqua era piacevole, maledettamente piacevole,
calda fino al punto di far male, senza che facesse
davvero male, e Laura stava gemendo mentre Selly
la baciò un'ultima volta e poi disse: «Aspetta
un attimo» e scomparve alla sua vista -
appoggiandosi alle ginocchia, aprendo gentilmente
le cosce di Laura e spingendola con ancora più
forza contro il muro coperto di piastrelle bianche.
Ora la bocca di Selly si confondeva con la fica
aperta di Laura. Quella lingua si stava aprendo
un varco - questa volta non con la forza, ma chiedendo
di poter entrare, delicata ma sicura. Con un brivido
Laura la lasciò entrare. Le labbra dilatate
della sua fica si aprirono alla bocca di Selly
mentre il sergente beveva dalla sua fica bagnata,
ingoiando anche l'acqua che le scendeva in rivoli
giù per la pancia fino alla sua apertura
rasata, lasciando che si mischiasse al sapore
del suo umore che usciva più caldo e veloce
dell'acqua di tutte e otto le docce insieme. Poi
Selly passò al suo clitoride, succhiandolo
e leccandolo, come una neonata che cerca l'unico
nutrimento che abbia mai avuto, fino a che Laura
quasi non si mise a urlare per via della danza
di Selly sul clitoride. Ma quel momento di cieco,
puro piacere durò solo un minuto - con
Laura che ansimava e quasi cadeva al culmine del
suo piacere - prima di sentire un dito dentro
di lei, l'unghia che la stringeva con precisione
militare, il dito incurvato a stimolare il vibrante
punto G di Laura spingendosi dentro la sua fica.
«Ti piace così?» sussurrò
Selly avidamente, separando solo per un istante
la sua lingua dal clitoride di Laura, senza neanche
aspettare la risposta prima di riportarsi con
la bocca alla sua fica. La risposta di Laura fu
estatica: «Oh, sì... oh, sì»
e, dopo averle infilato il dito medio nella fica,
Selly aggiunse un secondo dito, facendo annuire
Laura un'altra volta fra gli ansimi e le contorsioni.
Poi Selly fece la mossa più invitante di
tutte - e Laura non poteva dire di no, come avrebbe
potuto? Questo era l'orgasmo che aveva sognato
per settimane, fin dalla prima volta che aveva
visto Selly sull'attenti il primo giorno dell'
addestramento SEAL... questo orgasmo: torcersi,
dimenarsi e ansimare nella bocca di Selly, contro
le sue dita, sentendo Selly dentro di lei, sentendo
la sua lingua sul clitoride. Così venne,
intensamente, più intensamente di quanto
fosse mai venuta, con i muscoli delle cosce contratti,
le ginocchia che minacciavano di cedere mentre
si contorceva e ansimava e la sua fica che si
chiudeva stretta intorno alle dita di Selly. E
mentre finiva il suo orgasmo caldo e intenso con
il suo corpo ancora tremante dal piacere, Laura
vide tutta la sua fottuta carriera (militare)
passarle davanti agli occhi, la sua "esperienza
operativa" andata a quel paese per colpa
di quanto volesse farsi leccare la fica da un
sergente dell'Oklahoma e, per Dio, le piacesse
o meno, non gliene fregava niente. Non gliene
fregava niente, davvero, perché l'indomani
mattina si sarebbe alzata alla sveglia e avrebbe
fatto il suo maledetto lavoro e, se non era abbastanza
per la Marina degli Stati Uniti, che andassero
al diavolo - almeno era venuta con forza sulla
lingua desiderosa di Selly, e andava bene così,
grazie. Poi Selly si rialzò, nuda contro
il corpo di Laura, spingendola contro il muro
bianco mentre la baciava, una, due, tre volte.
Le loro lingue si mescolavano mentre l'orchestra
della Marina iniziava a suonare fuori - questo
quando sentirono delle voci femminili che si lamentavano
(«Ce lo faranno rifare tutto di nuovo? Tutto
per colpa di quella testa calda...»). Le
voci arrivavano dalla finestra appannata, a pochi
centimetri da dove il comandante della loro squadra
si stava facendo leccare il sapore di fica dalla
faccia da un voglioso e felice tenente Laura.
«Occhio per occhio, sergente» disse
Laura mentre i loro corpi si separavano, e con
grazia si allungò per prendere il sapone
e iniziò a passarlo sul corpo. «Tu
mi hai salvato oggi, io ti salverò domani.»
Selly stava andando in giro per le docce a chiudere
gli altri sei getti - tutti tranne due, uno di
fianco all'altro. Prese il sapone dalle mani di
Laura e iniziò a insaponarsi. «Ne
avrai l'opportunità, tenente» disse
Selly. «Torniamo nel Bagno di fango domani
mattina.» Per un istante Laura la guardò
e basta. «Mi stai prendendo in giro?»
Selly scosse la testa. «Ordini dell'ammiraglio.
Sveglia alle tre.» Fuori dalle docce, la
stanza delle brande si stava riempiendo del resto
della loro squadra. Laura respirò profondamente
il vapore mentre immaginava di trascinarsi fuori
dal letto a quell'ora impossibile. Poi pensò
che l'avrebbe fatto con Selly, se la immaginò
in azione, immaginò di fare domani quello
che avevano fatto oggi: comportarsi come una squadra,
la migliore squadra in servizio per un altro dei
giorni più massacranti che avesse vissuto
chiunque sulla terra. E pensava a quella manciata
di minuti che lei e Selly avrebbero potuto sottrarre
alla Marina all'indomani - quando stanca e triste,
Laura avrebbe potuto dimostrare a questa arrogante
Marina che avrebbe potuto fare bene quanto aveva
appena fatto. Ecco perché la sveglia alle
tre le suonava come un invito a una maledetta
festa. Laura fece una smorfia e alzò le
spalle. «Le tre? Ci fanno proprio dormire,
eh Comandante?» E poi Selly la guardò
e la allontanò con una carezza., Laura
si lamentò: «Non mi tentare, Sergente,
non con le ragazze in casa». Selly sorrise
con furbizia e chiuse l'acqua.