Uscì
dal bosco, simile a una girl scout cresciuta e
incontaminata. Aveva una camicia da guardia forestale
abbottonata e color marrone scuro, che le fasciava
il petto abbondante, e dei calzoncini verde scuro
che le arrivavano appena sopra il ginocchio. Dietro
di lei c'era un gruppetto di visitatori, che la
guardavano con grande ammirazione alzare il braccio
scolpito e indicare le varie specie di piante
e alberi. Chissà se sapeva tutto anche
sulle noci, sulle pigne e quel genere di cose,
o se l'appassionavano di più le bacche
succose e i bei fiori.
La sua escursione stava per terminare e il gruppo
si avvicinava rapidamente alla reception per i
visitatori. Mi alzai dalla panchina dov'ero seduto
e mi diressi verso la piccola baracca.
Fuori dalla reception, la guardia forestale rispondeva
alle ultime domande e indicava in maniera eloquente
la mappa laminata. Intimidito, mi fermai a guardare
il sole che giocava fra i suoi capelli color castano
dorato. Era veramente bella, ma quello che mi
attraeva più di ogni altra cosa erano i
suoi calzettoni con lo stemma dello stato, che
le coprivano i polpacci arrotondati e finivano
dentro a un paio di robusti scarponi da montagna
infangati.
Era allo stesso tempo grezza, sexy e innocente.
«Ha bisogno di qualcosa?» mi domandò.
«Mi stavo solo chiedendo quando parte la
prossima escursione.»
Chiaramente, non m'interessava niente della vegetazione,
ma se mi avesse dato una lezione privata sugli
uccelli e le api, allora le cose sarebbero state
diverse.
«Non ci sono più escursioni questo
pomeriggio.»
Sembrava triste, come se fosse personalmente responsabile
della mia mancata educazione forestale.
Spostai alcune foglie con il piede e guardai per
terra, sporgendo le labbra e dicendo:
«Peccato, avevo davvero voglia di fare un'escursione.
Domani torno a casa e questa è la mia ultima
occasione. Era una bugia. Mi sentii in colpa.
Ma funzionò.
La guardia forestale guardò in alto, verso
le maestose sequoie che torreggiavano sopra le
nostre teste. Sembrava preoccupata, turbata, indecisa
sul da farsi. Era una donna seria e coscienziosa,
e ci teneva a farmi conoscere il tipo di alberi
che svettavano la in alto e il ruolo che avevano
nell'intero ecosistema. Pensai di dirle quale
ruolo aveva lei nel mio ecosistema, ma decisi
di aspettare per essere sicuro che appartenesse
veramente alla mia stessa specie.
«Va bene, l'accompagno» decise poi.
Sorrisi come un orso con una pignatta piena di
miele. Avevo voglia di prenderle la mano e stringerla
forte. Cominciai ad avere dei flashback del mio
periodo da boy scout; ricordavo le giubbe color
marroncino, le cuciture sui contorni di seni non
ancora formati e, chiaramente, i calzettoni fino
al ginocchio. Le sorrisi e incrociai il suo sguardo.
Mi guardava ed esitava, improvvisamente diffidente
d'inoltrarsi nei boschi con quello strano turista
arrapato.
A ogni modo, partimmo. L'ammirai per questo. Era
una guardia intrepida.
Attaccò con le sue storielle a proposito
di boschi, delle specie più vecchie e dell'importanza
degli incendi che spazzavano via il sottobosco
soffocante. Tentai di ascoltarla, davvero, ma
quando cominciò a parlare di petali e cespugli,
la mia attenzione si spostò su questioni
più concrete.
Credo che avesse capito quello a cui stavo pensando,
mentre camminavamo senza meta e in silenzio. Le
nostre braccia si sfiorarono leggermente, e io
mi fermai per allacciarmi una scarpa. Lei mi aspettò,
paziente.
«Guardi qua» disse, chinandosi e toccando
delicatamente una violetta.
«E’ bellissima, come lei» dissi.
La vidi arrossire in volto, e colsi l'opportunità
al volo. Mi chinai e la baciai, esplorando con
la lingua ogni angolo e recesso della sua bocca,
e lei restò la immobile, inchiodata, improvvisamente
intimidita. Ma il mio trekking non era finito.
Avevo appena cominciato a esplorare i sentieri
più interessanti, e non me la sarei certo
lasciata scappare. La guardia forestale cominciò
a respirare più velocemente, e io l'appoggiai
delicatamente contro il tronco di un albero. I
bottoni dozzinali della sua camicia della Forestale
sembravano voler saltar via da un momento all'altro.
Ringraziai il cielo per quel prezioso investimento
statale. Tirai, senza troppa forza, e la camicia
di nylon si aprì completamente.
La guardia forestale rantolò.
«La mia uniforme» disse.
Pensai di risponderle, ma la mia bocca era indaffarata
su uno dei suoi seni. Le sue preoccupazioni per
la maglietta si spostarono sui calzoncini, che
furono sbottonati rapidamente. Sapevo che stavo
andando contro ogni norma, ma non m'importava.
Quella guardia forestale era destinata ad assistere
a una personalissima performance acrobatica da
parte delle mie cinque dita. Le sfilai gli scarponi
da montagna con un movimento del piede e infilai
il ginocchio nella fessura del suo canyon.
Le abbassai i calzoncini, e mi ritrovai in ginocchio
su un letto d'aghi di pino, il volto incorniciato
dai calzettoni marroni. La sua fica sapeva d'aria
fresca; capii che volevo essere il capo assoluto
della spedizione. Decisi di lasciar parlare la
mia lingua. Mi tuffai dentro di lei, tracciando
dei cerchi sempre più piccoli finchè
non mi ritrovai praticamente a morderle il clitoride,
scopandola con la mia faccia. Lei s'inarcò
contro il pino scortecciato, spingendomi ancora
di più la fica in bocca. La cercai con
la mano destra, e le infilai dentro un dito alla
volta. La sua fica mi avvolse la mano, stringendomi
le dita in quel calore umido. La guardia forestale
gemeva e tremava, in cerca di un ramo, di un pezzo
di corteccia, qualsiasi cosa a cui aggrapparsi.
Avevo il volto bagnato fradicio, e la sentii gemere
sempre più forte, tendersi, stringersi
a me, e poi rilassarsi. Mi crollò addosso,
e io la sorressi, la mia sexy guardia forestale,
bella e stravolta nella maniera più naturale
possibile.