Vendesi
desiderio. Ha comprato il mio. Attraverso la sua
voce, le mani, la sua bocca, il suo orgasmo ha
pagato il mio desiderio.
"Sei la mia puttana". Ore, attimi, di
piacere. Pura follia del corpo. Pagati con il
cuore. Il mio. Amore di malinconia. Ha comprato
quello che voleva. Ho venduto quello che sognavo.
Io. Sono io che gli ho venduto la mia fantasia.
"Sei pronta per me? Voglio trovarti accessibile,
aperta, bagnata". Entrava nel negozio del
mio desiderio e prendeva. Prendeva me, comprava
il mio corpo, sottometteva la mia ragione, acquistava
passione, esperienza, voglia.
Sensualità dei gesti. Lussuria di pensiero.
Compra piacere dalla vitalità delle donne.
Le assorbe, le desidera, le prosciuga. Le lascia.
Vendesi desiderio. Vendesi cuore seminuovo. Mai
parole tra noi. Solo adrenalina. Nessuna parola.
Non ce n'era bisogno. Solo sangue del cuore e
sperma caldo.
Se non ci fosse stato sesso tra noi non ci sarebbero
state neppure le nostre due vite. Ho perduto me
stessa in lui. Troppe aspettative. Ho perso il
mio desiderio dentro il suo corpo. Ho la mia anima,
i miei organi, la mia integrità ma non
sento più battere il cuore. Lo vedo fuori
dal mio corpo. Ho perduto il mio corpo vendendolo
a lui in cambio di un amore sventato.
Il professore. Sempre in viaggio. Con la valigia
degli studi, della conoscenza e del desiderio
in mano. Libri, libri, libri. Sete di sapere.
Amore.
Volevo godere della vita, sentire la tensione
dei muscoli durante lo spasmo dell'orgasmo, volevo
prendere, assorbire, sentire. Volevo pulsare.
Ed ho incontrato lui. Attraverso i suoi scritti,
le sue pubblicazioni ho conosciuto la sua mente.
Tempo e destino armonizzati al nostro incontro.
Io giovane aspirante d'amore e di studio. Attrazione
mentale la sua filosofìa di vita e d'insegnamento.
Non so se sia cominciata con una dedica sul libro
o con un bocciolo di rosa giallo lasciato scivolare
nella mia borsa. Penso. Al suo naso pronunciato,
all'odore pregnante della sua pelle ambrata, alle
sue mani con le unghie piatte, grandi, accoglienti,
confidenziali, alla sua voce cadenzata, ai suoi
capelli neri solcati da riflessi grigi, alla sua
bocca con labbra carnose, femminili, alla sua
barba scura triangolare. Una contrazione. Una
fitta contrazione alla bocca del ventre. Il mio
desiderio. Una frustata alla fragilità
del mio essere. Il suo rifiuto alla pubblicazione
del mio saggio. Fascino. Falso fascino d'amore
mentre era solo fascino fisico, animalità
carnale. Orgoglio di studio. Orgoglio d'amore.
Sicurezza di intenti. Questo mi doveva suggerire
la mia contrazione al ventre. Non ho riconosciuto
i sintomi. In uno sguardo ha compreso la mia paura
dell'amore, la mia carenza di carezze, la mia
espansione di desiderio. E ha sentito l'odore
della mia fantasia. Doppio. Il mio doppio al maschile.
I suoi studi. La mia voglia di proseguire la sua
strada. Il suo amore per il sesso estremo.
La mia voglia di provare sesso simile. Quasi tutto
in un solo sguardo. Cado nel tranello del suo
potere. Potere di illudere, di far credere nella
sincerità di un uomo maturo. Potere delle
parole. Potere del godere. Potere del desiderio.
Un contratto. Con il desiderio e la mia sensibilità.
Vorrei di nuovo avere, io, potere su di lui. Ma
è lui ad avere ancora in mano il mio desiderio
in vendita.
Volano i fogli in aria. Almeno nella mia mente
colma di ricordi. Volano le parole abbozzate sulla
carta, scivolate per terra per la frenesia del
nostro desiderio. Scivolano le sue dita sul mio
corpo appoggiato alla scrivania dello studio.
La porta è socchiusa. Il silenzio del corridoio
è riempito dai nostri sospiri. I muri,
le scale, gli uomini, chiunque potrebbe ascoltare
il nostro sospiro diventare rauco. Scivolano le
nostre bocche sulle lingue incrociate dai baci.
Scivolano i miei desideri dai sogni. Scivola il
cuore lungo le gambe fermando la sua pulsazione
al ventre. Scivolano le parole insieme ai nostri
vestiti. Non ho parole solo sospiri, non ho desideri
solo piacere. Le mie dita aprono la chiusura dei
suoi calzoni, tirando fuori il suo pene caldo.
Fobia sessuale, possessività di desiderio,
sesso, amore, voglia. Tutto ciò racchiuso
nel suo pene e nel mio corpo. È caldo.
Il suo desiderio è caldo, umido, delicato.
Lo voglio sentire bollente.
Gli tolgo i calzoni costringendolo ad amarmi guardandomi
negli occhi. L'ho sempre voluto fin da quando
ho letto il suo primo libro. Riusciva a farmi
penetrare nella mente dei personaggi. Ed ora voglio
penetrare lui con il mio corpo. Tocco, sfioro,
dirigo il suo pene verso di me. Manovro il suo
desiderio. Io decido di passarmelo sulla labbra,
di sfiorarlo con la lingua, io lo faccio scivolare
lungo la schiena, io lo appoggio sul buco del
sedere, io rallento il suo orgasmo.
"Ti desidero". Ardentemente, ciecamente,
follemente: questo era il desiderio che volevo
da lui.
Mi toglie il fiato. Prepotentemente con i suoi
baci.
Mi morde le labbra facendo colare una goccia di
sangue. Non esiste storia, né passato,
né tempo. Non esiste altro che lui. Niente
altro che brivido sotto la pelle, milioni di terminazioni
di piacere che attraversano il mio sangue. C'è
solo un frammento del mio corpo che esiste in
questo momento: il cuore unito, pulsante insieme
al suo.
Ho fame, ho sete di lui. Restituisco il bacio
succhiandogli la lingua, come se la sua saliva
potesse passarmi anche le sue parole. Succhio,
prosciugo, assorbo la sua saliva godendo del suo
respiro ansimante. Buffo. È in piedi davanti
a me, il professore, con il desiderio in erezione.
Aspetta la mia bocca. Non ancora. Voglio ancora
strusciarmelo addosso, voglio i suoi baci, le
sue mani. Le sue attenzioni. Solo per me. Voglio
sentirlo sotto la pelle. Voglio penetrare in lui
come un veleno, un veleno d'amore malevole, lentamente,
inesorabilmente. Gioco con il sesso, l'amore,
l'arte, la morale, le convenzioni, il corpo, il
cuore. Gioco con il pulsare dell'anima. Il professore.
Venti anni di conoscenza più dei miei.
Ma è mio. Il suo desiderio è il
mio. Non è più in grado di disconoscere
un amore sventato. Un altro morso. Al seno. Un
altro ancora. Alla gola. Un altro. Alle labbra.
Ha comprato il mio desiderio di un amore che divora,
che annulla e sovrasta ogni cosa. Non sono più
libera di avere me stessa. Appartengo ai nostri
desideri fisici. Sono diventata un desiderio.
Ora la mia bocca è avida di fargli provare
carezze. Gli tolgo i calzoni e lo giro facendolo
sedere sul bordo della scrivania. Le gambe larghe.
Il suo desiderio è rosso, gonfio, tirato.
Appoggio la lingua sulla punta del glande. Lo
scopro pian piano. Ho paura di bruciarmi per il
calore del suo piacere.
Ma è proprio paura e dolcezza ad attrarmi.
Fa cadere i libri dal tavolo per avvicinare ancora
di più il suo membro al mio viso. Ne sento
l'odore. Perdo la cognizione delle parole e dei
pensieri. Niente più separazione. Le sue
parole sono diventate la mia lingua che carezza
il suo membro. Le sue gambe sono un abbraccio
fermo che trattiene la mia testa sul suo piacere.
L'orgasmo scende quasi subito. Le sue parole,
il suo seme sono sopra di me, penetrano nella
mia pelle, determinano ogni mio pensiero. Vendesi
desiderio, vendesi amore sventato. Gli impulsi
del corpo obbediscono a quelli della mia mente.
Se solo sapessi dove si trova. Vendesi anima impolverata
da troppo amore. Non lo vedo come corpo, come
persona ma solo come materializzazione del mio
orgasmo. Riesce a farmi godere della parola piacere
solo pensandoci. Sono innamorata della sua mente.
Lui del mio corpo. Non può esserci unione.
Non ho alternative, ha pagato il mio amore. Glielo
ho venduto. Non controllo più me stessa.
Il suo corpo è penetrato con i baci, le
carezze, nel mio cuore, le sue parole nella mia
mente. Sento il suo profumo penetrarmi le narici
prima che entri in aula per la lezione. Siedo
nelle prime file. Una gonna. Non ha voluto che
indossassi biancheria. Accavallo più volte
le gambe. Può vedermi sotto. Vuole vedermi.
Incrocio un ginocchio sull'altro. Mi guarda. Si
schiarisce la voce. Si passa indistintamente la
lingua sulle labbra. Il segnale. Allungo una mano
verso la borsa. Prendo il telefonino. Lo metto
sull'opzione vibrazione. Lo infilo in mezzo alle
gambe. Le stringo. Con un gesto lui preme un tasto
sul suo cellulare. Mi chiama. Vibra. Sento la
vibrazione in mezzo alle gambe. Una scossa di
piacere. Chiama il mio piacere così. Questo
voleva vedere. Fremo davanti a tutti. Solo per
lui. Non mi da alternative. Questo era il patto.
Ho venduto il mio desiderio. Non serve nessun
altro accessorio. Sono focalizzata sul suo atteggiaraento:
comando. Ho cercato di resistere al desiderio.
Ho cercato di uccidere il sentimento con la mente
ma il mio desiderio si scioglie ancora se penso
a lui, al professore. I miei capezzoli si induriscono,
la bocca diventa arida. Mi manca la sua lingua.
La mente offuscata dal sogno, dai ricordi. Ho
cercato di resistere nel mostrargli il mio vero
corpo: ma ormai aveva acquistato il mio desiderio.
Dondolo la mente, carezzo il corpo, mi aggrappo
alla fantasia. Ho paura dell’amore. Sono
oscurata, eclissata in tutti gli altri sentimenti.
Vendesi desiderio. Appena l'avrò ritrovato.