Racconto gay - Racconti Erotici
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Racconto gay
Lo aveva incontrato da McDonald's, mentre portava la sua sorellina di sette anni a una di quelle feste di compleanno farcite di happy meal, giochi e canzoncine dei cartoni animati.
Li aveva sempre odiati quei colori pastello, i palloncini appesi al soffitto, i bimbi che urlano e sguazzano di qua e di la, i sorrisi distorti dei genitori che rasentano la demenza, le orribili luci al neon... A dirla tutta, l'unico motivo per cui aveva accettato di andarci era per incontrare Luca, il pagliaccio. Aveva saputo che aveva delle pasticche buonissime, e per un pompino poteva portarsi a casa un bel gruzzoletto di ecstasy. Mentre Luisa giocava con gli altri bambini, lui si sedette un po' in disparte, stordito dalle luci e dal fracasso. Guardò l'ora sul cellulare e si asciugò le dita unte sulla logora T-shirt; il clown andò a sedersi accanto a lui. Era tale e quale al clown della pubblicità, ma lievemente grasso, il naso rosso e la parrucca arruffata. Come tutti i pagliacci c'era un che di grottesco e di inquietante in lui e, nonostante Marco avesse sempre odiato quel personaggio, qualcosa nel suo costume giallo limone lo eccitava. Il cazzo piccolo e sottile cominciava a crescere nei boxer aderenti. Immagino Luca sfoggiare il suo uccello, braccato nella lampo della salopette gialla, con le grosse palle che straripavano dall'apertura.
«Non li reggo più sti marmocchi»
sbottò lo spacciatore vestito da pagliaccio e scavò nella tasca alla ricerca di qualcosa.
«Tutto l'anno a fare Babbo Natale e Topolino... Ne ho pieni i coglioni!»
Tirò fuori una piccola scatola e ingoiò una pillolina bianca. Squadrò il ragazzino dalla testa ai piedi. "Un bel tipo" pensò. Magro e bianchiccio, con quell'aria fatta tipica dei sedicenni. Sorrise. Un sorriso compiaciuto, socchiudendo i piccoli occhi cerchiati di rosso e blu. Marco conosceva quello sguardo. Gli era già successo di incontrarlo nei repressi che si menavano l'uccello al parco, e che stupidamente facevano finta di niente.
«Vuoi qualcosa?»
disse a un certo punto Luca.
«Hai delle paste?»
disse il ragazzo, e strabuzzò gli occhi azzurro mare.
«Cazzo, è da un bel po' che non me ne faccio una. Quella stronza di mia madre mi ha sequestrato un sacchetto pieno pieno la settimana scorsa...»
Luca giocherellò con la sua scatoletta nella mano. Poi l'aprì e la mostrò al ragazzo. Era piena zeppa di pasticche di tutti i tipi. "Succede solo da McDonald's!» canticchiò il vecchio spacciatore facendo sobbalzare il contenuto nella scatola. Le sue labbra si dilatarono in grosse mezzelune agli angoli della bocca.
«Siediti qui»
disse Luca, dandosi una pacca sulle cosce. La sua casa era un monolocale piccolo e squallido. Pile di CD e DVD erano sparsi un po' ovunque, e così i suoi vestiti anonimi, ammonticchiati sulla moquette verde vomito. Marco diede un'occhiata alla collezione di CD. Era una cosa che gli piaceva fare, almeno per capire quali erano i gusti degli uomini con cui scopava. In fatto di musica, i gusti del clown erano tali e quali a quelli di tutti i tipi oltre i cinquanta con cui era andato, roba anni Settanta e qualche compilation lounge da fighetto. I film però catturarono subito la sua attenzione, quasi tutti horror e cult.
«Sei un patito dei film dell'orrore» commentò Marco, «Fico!»
Il pagliaccio annuì e ritornò a smanettare, curvo sulla bottiglia di vino. Dopo averla stappata estrasse di nuovo la scatola e mandò giù altre due pasticche. Ne offrì una al ragazzino e tracannarono il vino rosso direttamente dalla bottiglia.
"Si tratta bene il pagliaccio" pensò Marco, e scolò quel che restava tutto d'un fiato. Nel giro di qualche minuto anche la seconda bottiglia era già andata. Marco rideva per ogni sciocchezza. L'alcol gli dava sempre quella risatina idiota, per non parlare poi della mistura di alcol e droga. Le pupille lucide e sgranate. Era bellissimo stravolgersi, e gli dava un non so che di speciale, infantile e punk.
«Vieni con me..,» Luca lo spintonò fino al bagno. Marco, imbambolato davanti alla porta, osservò I'uomo che faceva scorrere l'acqua nel bidè, seduto sulla tazza del cesso.
«Ora spogliati e siediti qui» ordinò.
Marco lasciò cadere i suoi vestiti sul pavimento.
«Bravo, siediti.»
Acconsentì. Non sapeva cosa lo aspettava, ma la situazione lo eccitava da matti. Per un istante il cuore, tutto un concerto di battiti dissonanti, gli ricordò una batteria robotica.
«Voglio solo pulirti» disse Luca tenendo in mano una grossa peretta arancione.
«Non penserai che voglia scoparti senza prima averti lavato bene..."
Le sopracciglia incurvate si allargarono a dismisura sugli occhietti furbi che brillavano eccitati. «Non mi farà male?» chiese Marco. Le luci del bagno avevano cominciato a creare strani disegni concentrici che lasciavano una scia luminosa a ogni movimento degli occhi.
«Tranquillo.» Marco si sollevò di poco dal bidè. Luca, avvicino la grossa punta allo sfintere. Premette lievernente finchè la bocca non sparì e Marco sentì schizzare un forte getto d'acqua. La sensazione era calda e piacevole, come se qualcuno stesse montando dentro di lui un cono gelato alla crema, benchè la conseguente sensazione di svuotamento lo rese un po' perplesso. Luca avvicinò di nuovo la peretta. Questa volta il getto fu più violento. Marco lo guardo, turbato, mentre l'acqua frammista a qualche escremento solido gli colava giù per le cosce magre.
«Non ti scoperò finchè non sarai pulito» sentenziò il pagliaccio agitando l'acqua con la mano e giocherellando con qualche tocchetto di merda.
«Due Crispy McBacon, Coca-Cola grande, patatine fritre, Sundae al caramello e poi un'altra Coca piccola...» disse ancora. «Giusto?» «Cavolo» disse il ragazzo. «Ma come cazzo fai?» Marco osservò i piccoli escrementi scuri galleggiare nell'acqua. Avevano lo stesso colore dei McNuggets, che il vecchio aveva dimenticato di elencare.
«E Chicken McNuggets...» aggiunse Luca. Poi tirò via il tappo lasciando che l'acqua venisse risucchiata in un vortice. Marco, inginocchiato ai piedi del pagliaccio, osserva il profilo massiccio del suo cazzo semiduro, il getto di piscio scuro si scontra con il bianco sporco della tazza, deviando la sua traiettoria sul fondo striato da macchie rossastre. Avvicina piano la bocca, finchè il getto rovente e cristallino non gli sfiora di colpo le labbra. Luca lo prese per mano e lo portò nell'unica stanza della casa. Si fermarono. Marco lo guardava dritto negli occhi vitrei e fissi, mentre faceva andare la mano su e giù sull'uccello protetto nell'assurda tuta gialla. Premette leggermente quando lo sentì diventare duro. Poi Marco gli abbassò la cerniera, liberò il cazzo duro e si chinò per prenderlo in bocca.
«Succhialo piano, non così...» disse il vecchio e gli diede un forte buffetto sulla guancia. A Marco sfuggì un po' di saliva. Poi lo succhiò di nuovo, lentamente, mordendolo e facendoselo slittare tutto in gola. «Così, bravo.» Il sapore gli ricordava la salsina allo yogurt delle Salad Plus. Scoprì l'espressione raccolta nel piacere del vecchio pagliaccio. Il ghigno godereccio stampato sulla grande bocca da fumetto. «Lecca le palle a zio Luca» disse l'uomo, tirandosi la pelle del cazzo fin sotto la saccoccia coperta di peli. «Stenditi.» Marco appoggiò entrambi i gomiti sul plaid colorato che il pagliaccio aveva steso. Luca tracciò dei piccoli cerchi con la saliva attorno allo sfintere, accarezzando le pareti umide e rilassate. Marco si lasciò sfuggire dei piccoli gemiti. La sua lingua sprofondava dentro di lui e guizzava fuori. Dentro e fuori. I gemiti si fecero sempre più profondi, piu rauchi, Nemmeno con i suoi compagni del calcetto gli era capitate di godere tanto... Luca continuò a morderlo a lungo. Il suo buco del culo era fragrante come il pollo del Chicken Deluxe. Cento per cento carne giovane. Poi allargò per bene le chiappe.
«Cazzo, lo sento ancora» borbottò, masticando la pelle attorno al buco del culo «il sapore di quello stronzo che ti ho staccato prima...»
Marco sentì le sue dita farsi strada dentro di lui, cercare qualche residuo. Luca rovistò in un cassetto e impugnò un lungo fallo in gelatina trasparente. Lo intinse nel lubrificante finchè non divenne ancora più lucido e viscoso. «E’ troppo presto per il cazzo. Voglio giocare ancora un po' col tuo culetto...» Lo fece sdraiare sulla schiena. Gli divaricò le gambe e le sollevò in modo da poterle poggiare direttamente sulle sue spalle. Gli spruzzò un po' di lubrificante tra le cosce e lo spalmò ungendolo per bene. Ora il suo culo appariva come impastato di milk shake al cioccolato. Luca afferrò il dildo e cominciò ad affondarlo dentro di lui, mentre con l'altra mano si masturbava stringendosi il cazzo nervoso.
«Pensavi che ti avrei scopato dopo averti lavato per bene quella fogna... e che avrei ficcato il mio cazzo in quel buchetto immacolato, vero? Oh... uh... E invece mi sto solo facendo una sega... Oh, ecco... Uh uh...» il vecchio tirò fuori il fallo di gomma e affondò il pugno aiutandosi con le dita ben allineate e diritte, fino a crearsi un varco nella piccola caverna lubrificata e rossa. Ora sembrava più un doppio hamburger schiacciato, senza cetriolini, impiastricciato di ketchup e milk shake al cioccolato. Più tardi Marco si rivestì in fretta, senza dire nulla. D'altronde andava sempre così con quelli come Luca, mai che dicessero nulla dopo averlo scopato. Sembrava quasi che non esistesse. E poi, restava sempre col broncio, quando, dopo aver dato molto, doveva accontentarsi di tirarsi una sega ciucciando i resti di un'erezione stanca. Luca si tolse il costume da pagliaccio. La pancia debordava dai grandi boxer come un budino tremolante, il petto scarno e cadente velato da una folta peluria grigio-bianca. Le gambe erano così sottili che Marco si domandò come potessero sorreggere tutto il resto. Poi scorse un sacchetto che il vecchio aveva riempito alla festa: panini, porzioni di patatine, Coca-Cola... Marco afferrò un Big Mac e gettò via la confezione. Lo addentò come se non avesse mai mangiato niente di più gustoso in vita sua.

Benvenuti nel portale dei Racconti erotici oggi è il 11-03-2010 sono le ore: 22:35:06
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